Giovanni is back


Bentornato a casa figliolo

Di giornali, giornalisti e internet

Google e la Cina, i sacerdoti e il web, Steve Jobs e il tablet. Oggi è una giornata grassa sulla stampa (ma anche per alcuni aspetti sulla televisione) per quello che riguarda tecnologia e rete. Un argomento che riguarda prettamente i diritti; un altro le applicazioni e la capacità dei messaggi di raggiungere target altrimenti impenetrabili; la presentazione di un device che se non nuovo lascia comunque intuire l’approdo a un altro mondo.

L’impressione – da giornalista – è che si tratti di notizie, non soltanto della tradizionale caciara cacofonica che accompagna questi argomenti. Insomma, c’è stato un salto di qualità. Non solo nella rappresentazione da parte dei media di questo segmento di realtà ma proprio nell’incidenza del settore nella realtà.

Non c’è più la distanza di un tempo (non un’era geologica ma ieri): l’accesso ad un motore di ricerca in una grande potenza o l’intento di una ex grande potenza di utilizzare gli strumenti della rete sono in sostanza fatti veri, di interesse pubblico e (speriamo) riferiti in modo obiettivo. Cioè sono notizie  per la stampa generalista.

 Molto c’è da fare, ma è la seconda volta in tempi ristretti che mi trovo a pensare che, in questo momento storico, i giornalisti hanno un’attenzione nei confronti della rete che rasenta quasi la cura. Molto più di frequentatori abituali della rete. Perché? Forse si sono saldate esigenze autentiche della professione (mai sopite nonostante le botte che la stampa ha preso) alle potenzialità di un mezzo che probabilmente non sono ancora del tutto dispiegate.

E la volontà di dispiegarle è nelle mani dei giornalisti. Beninteso, è un onere, più che un onore. Ma è uno spiraglio di luce in un inverno gelido in cui il deficit di democrazia di questo Paese sta producendo orrori senza fine.

Il problema della giustizia in Italia

Finita la riunione. Sentivo i colleghi parlare degli Interni. In una pagina ci sono la condanna in appello di Cuffaro (Udc); l’interrogatorio di Delbono (Pd); l’inchiesta Mediatrade (Pdl) e 38 legaioli a giudizio. La domanda sorge spontanea: ma siamo sicuri che il problema dell’Italia è la giustizia e non l’onestà della classe politica?

Il Gus aiuta Haiti

Anche in questa emergenza il GUS è impegnato nella campagna di Soliderietà, dopo lo Sri Lanka, Abruzzo e le emergenze di Marche Umbria e Molise. Vi chiediamo di sostenerci e di aiutarci ad aiutare una popolazione che sta soffrendo. Se volete inviate a tutti i vostri contatti questo messaggio e aiutateci a diffonderlo. Grazie

Per le Donazioni:

GUS Gruppo Umana Solidarietà
c/c 05000/1000/10328
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www.gus-italia.org

100110

100110: 38 in numero binario

A proposito di lavoro

Un uomo dall’aria depressa è seduto al ristorante.

“Cosa c’è che non va?” gli chiede il cameriere.

“Il mio lavoro. Io sono quello che spala la merda degli elefanti al circo. Tonnellate di merda ogni giorno, non lo sopporto”.

“Ma perché non se ne va?”.

“Bravo e lasciare così il mondo dello spettacolo?”.

Goldie Ivener (dalle Formiche anno 2000)

Dei delitti e delle pene

Art. 414 del Codice penale 

Istigazione a delinquere

Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione:

  1. con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;
  2. con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel n. 1.
Alla pena stabilita del n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti.
Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà.

(grazie a stefano quintarelli)

Mille piazze

milleeunapiazza

In viaggio con Twitter

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Attrattiva ed ospitale, una proposta per Ancona

S’è svolta ieri sera un’assemblea tra gli stakeholder della cultura anconitana. Una riunione convocata dal nuovo assessore Andrea Nobili per dare avvio a un percorso di ascolto che porterà alla creazione di una consulta permanente. Un incontro molto partecipato a cui purtroppo non ho potuto prendere parte dall’inizio per motivi di lavoro. Per cui quello che segue non può essere un resoconto bensì solo alcune suggestioni che ne ho tratto.

Dell’assessore Nobili mi hanno colpito più i silenzi che le cose che ho sentito. Quello sul Metro può essere condivisibile politicamente ma non è comunque giustificabile. Quello sul disinteresse della Regione per Ancona è un po’ più inspiegabile dal momento che Nobili è stato, fino alla nomina di assessore, presidente di un’associazione beneficiata munificamente dalla Regione molto più di altre associazioni marchigiane.

Ma non è questo il punto. Vorrei invece qui ripetere quello che ho già detto in occasione di un’assemblea del Pd (in campagna elettorale) dedicata all’Università. E cioè un semplice punto: non si può discutere di un argomento qualsiasi (qui la cultura, là l’università) se prima non sappiamo che tipo di città abbiamo in mente. Non solo: sono proprio questi progetti a configurare la città, per cui tanto più coerenti sono con la traiettoria che si sta disegnando tanto più saranno efficaci.

E su come sarà la città, io continuo a non avere idee chiare, perché se si passa dalla vuota declinazione di parole alla realzizazione concreta continuo a vedere contraddizioni palese. E vengo al punto molto molto concreto. Ci si riempie la bocca con la volontà di rivitalizzare il centro storico di Ancona. Ok. Poi, a palazzo degli Anziani ristrutturato si assegna una funzione del tutto contrastante: sede di rappresentanza e luogo di uffici dei partiti comunali. Scusate, che rivitalizzazione è? Significa solo che il palazzo sarà aperto solo fino alle 12, in occasione di qualche matrimonio per poi sprofondare nel buio insieme a pizza Stracca dove, intanto, ci sarà la tradizionale guerra del parcheggio.

Ieri sera è stato anche detto: qualcuno ha visto in che condizione è la biblioteca di Ancona? Allora, perché non trasformare il palazzo degli anziani in una biblioteca che oltre ai tesori della Benincasa possa contenere un moderno luogo di apprendimento di reference library, integrando i testi scritti a quelli in rete; e ancora realizzare all’interno nuovi media, un bar, in un vero luogo di incontro? Attrattiva ed ospitalità, alte professionalità, luogo non più di transito e via dicendo. Così forse si potrebbe ipotizzare un futuro diverso per il centro storico altrimenti dfestinato ad un anonimo sprofondare nella movida, nell’happy hour e ogni tanto in un festival…