Di giornali, giornalisti e internet
Google e la Cina, i sacerdoti e il web, Steve Jobs e il tablet. Oggi è una giornata grassa sulla stampa (ma anche per alcuni aspetti sulla televisione) per quello che riguarda tecnologia e rete. Un argomento che riguarda prettamente i diritti; un altro le applicazioni e la capacità dei messaggi di raggiungere target altrimenti impenetrabili; la presentazione di un device che se non nuovo lascia comunque intuire l’approdo a un altro mondo.
L’impressione – da giornalista – è che si tratti di notizie, non soltanto della tradizionale caciara cacofonica che accompagna questi argomenti. Insomma, c’è stato un salto di qualità . Non solo nella rappresentazione da parte dei media di questo segmento di realtà ma proprio nell’incidenza del settore nella realtà .
Non c’è più la distanza di un tempo (non un’era geologica ma ieri): l’accesso ad un motore di ricerca in una grande potenza o l’intento di una ex grande potenza di utilizzare gli strumenti della rete sono in sostanza fatti veri, di interesse pubblico e (speriamo) riferiti in modo obiettivo. Cioè sono notizie per la stampa generalista.
 Molto c’è da fare, ma è la seconda volta in tempi ristretti che mi trovo a pensare che, in questo momento storico, i giornalisti hanno un’attenzione nei confronti della rete che rasenta quasi la cura. Molto più di frequentatori abituali della rete. Perché? Forse si sono saldate esigenze autentiche della professione (mai sopite nonostante le botte che la stampa ha preso) alle potenzialità di un mezzo che probabilmente non sono ancora del tutto dispiegate.
E la volontà di dispiegarle è nelle mani dei giornalisti. Beninteso, è un onere, più che un onore. Ma è uno spiraglio di luce in un inverno gelido in cui il deficit di democrazia di questo Paese sta producendo orrori senza fine.
Ti é piaciuto questo articolo? Perché non lasci un commento e continui la discussione, oppure iscriviti ai feed e riceverai gli articoli sul tuo feed reader.


Commenti
Ancora nessun commento.
Pubblica commento