A proposito di teatro

Mi trovo sempre più spesso a dissentire da persone che stimo. Chissà, forse anche “il progresso divenuto vecchio e stanco, vota contro”. L’ultima cosa che mi fa parlare di occasione persa è la nomina di Massimiliano Bianchini alla guida del Lauro Rossi, teatro di Macerata. Nomina a tempo, mi pare d’aver capito dai resoconti giornalistici, del sindaco Giorgio Meschini. Dunque, non è in discussione la qualità delle persone che ripeto, secondo me, è comunque alta quanto la scelta che questa nomina strategicamente rappresenta. A Macerata, come in poche città marchigiane, il teatro è sempre stato lo specchio della comunità. Anche quando il teatro non c’era grazie alle associazioni e a spazi inadeguati comunque utilizzati. Era un segno di vitalità che andava ben oltre le difficoltà economiche e i contenitori. Forse, direbbe Franco Brinati, una eredità della formazione salesiana di cui è (stata?) intrisa la classe dirigente della città. Poi le stagioni del Lauro Rossi, il Piccolo (che ora sta a Recanati). Il grande scarto fu l’avvio – ad opera di Claudio Orazi – di “Altri percorsi”, quel tuffo nel contemporaneo (91, 92?) che partì non a caso con Orgia di Pier Paolo Pasolini. Gli anni di Carletti, caratterizzati da collaborazioni e residenze, bruscamente interrotti. Perché questa premessa? Per dire che, nella tristezza del momento (però ieri son stato a un funerale e un domenicano ha detto nell’omelia che il paradiso inizia sempre con il dolore delle doglie), c’è in questa scelta un segnale preoccupante.Mi spiego: è un segnale di chiusura. Di forte chiusura. E’ ovvio che proseguirà il fecondo rapporto con l’Amat e che l’esperienza di Bianchini nell’associazionismo potrà consentire di creare nuove situazioni forse interessanti. Due obiezioni, vanno però fatte. C’è una critica di fondo, che mi spiace non sia stata colta proprio a Macerata: e cioè che un assessore abbia un ruolo dirigenziale  all’interno del Comune è un ritorno al passato che può produrre solo confusione e incertezza. Secondo punto: c’era – e c’è ancora – la possibilità di utilizzare questa occasione per rendere stabile la collaborazione con Civitanova. Una città – probabilmente l’unica nelle Marche – che in pochi anni ha creato il pubblico per tenere in funzione tre teatri e una rassegna estiva internazionale. Due municipi così importanti uniti per il teatro, a cui aggiungere tutto quello che può accadere tra Sferisterio e Civitanova Danza, avrebbero avuto una carica eversiva nella placida e avvilente conduzione dei teatri marchigiani da cui se ne sarebbero potute trarre conseguenze positive per le città, per lo spettacolo, per la regione.

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