
Talmente precari da non poter nemmeno finire una scritta sul muro. Lo scatto è di Luigi Matteo Carretta (e gode quindi di un solenne copyright). L’autore della scritta, in via Sacripanti, è stato beccato in flagrante e denunciato. La non compiutezza rende comunque immortale – almeno per i prossimi sette-otto giorni, il tempo massimo per l’immortalità in questo tempo precario – lo scatto. C’è tutta l’oscenità della discontinuità: che se nell’informatica è un valore nella relazione con la realtà diventa una schiavitù. Solo bianco e nero, solo zero e uno. Senza più nessuna storia.
Lo so, il lavoro è una questione importante per uno stato.
Anche io ne ho parlato ultimamente.
Se possibile, se ne dovrebbe parlare ancora di più.
Il fatto è che in questo caso non possiamo neanche dire “a mal comun…” perchè se è vero che non c’è un paradiso terrestre da nessuna parte, è pure vero che qui in Italia siamo proprio con il culo a bagno.
Io, fossi il giudice o poliziotto che sia, gli avrei aiutato a finire la scritta, un “in bocca al lupo” e via! :-)