Il soldatino nel deserto dei Tartari

Vorrei rivalutare una categoria di persone in queste momento particolarmente invisa. Quella dei segretari di partito. Oggi è arrivato in redazione un accorato appello di uno di questi soggetti. Non importa quale, nè che cosa dicesse. Comunque non diceva niente, se non un ragionamento strampalato sul fatto se le amministrative fossero o non fossero un segnale per il governo. Io sono certo che nessuna persona normale manderebbe mai in giro un documento del genere credendo di essere preso sul serio. In altre parole, ritengo che lui scriva quelle cose sapendo che il fax o la mail saranno immediatamente cestinati senza nemmeno passare dal via. Lo sa perché conosce i meccanismi della comunicazione, conosce le esigenze della cronaca locale, e così via. Eppure, scrive e manda lo stesso il comunicato. E lì è scattata l’ammirazione. Di questo giovane soldatino, nell’avamposto della politica, chiamato con il suo impegno e il suo lavoro a salvare il mondo dal baratro della non comprensione. Giuro, non è una presa in giro, ho pensato davvero a questa figura con grande rispetto e ammirazione. Poi, dopo pochi secondi, sono tornato normale e l’ho regolarmente mandato affanculo.

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