Avatar, amenità e identità

Leggevo qualche sera fa un post dedicato a un progetto di realizzare una beauty farm in una fabbrica al porto di Ancona che è andata a fuoco e i cui cento operai sono stati licenziati. Stamattina mi chiama un amico per raccomandarmi il consueto comunicato e, parlando, viene fuori il discorso sui blog e mi suggerisce di leggere un bell’intervento sul sito di un’associazione.

La sorpresa è che il post, firma a parte, è il medesimo. E fin qui niente di male anche se resta difficile capire perché scegliersi due nomi diversi. Qua Peggy, là Luna. A meno che lo pseudonimo non dipenda dal blog ospitante. Peggy per quello che sponsorizza il Partito democratico, Luna quello della Sinistra europea.

Conclusione: di qua e di là, sono le stesse persone, dicono le stesse cose, cambiano solo i nomi.

E non dite che è antipolitica.

PS per luna/peggy: apri un blog, con nome e cognome. E’ facilissimo, divertente e, talora, più coerente.

AGGIORNAMENTO: mi dice una collega che l’impressione del post è che io ce l’abbia con l’autrice del testo. Il che ovviamente non è. Aggiungo dunque queste righe per dire che l’invito al blogging è serio e autentico al punto da mettere la mia (poca) competenza a disposizione. La presa di distanza è rispetto a forme politiche che utilizzano strumenti nuovi e fanno cose vecchie. Scusate se non sono stato chiaro.

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