I giornalisti conquistano la libertà ogni giorno attraverso la competenza, la conoscenza dei fatti. Lo afferma il presidente nazionale dell’ordine dei giornalisti. Anche i blogger. Aggiungo io. Da giornalista professionista ne sono fermamente convinto. Così come sono convinto che non possa passare per la contrapposizione il rapporto tra media, qualunque essi siano. Proprio per questo, dissento fortemente dalle affermazioni del presidente nazionale sul cicaleccio della piazza riferito ai blog. Un dissenso che nasce dal fatto che questa affermazione non è vera e soprattutto perché viene dal vertice di un ordine – al quale appartengo e di cui difendo tutto sommato la legittimità – che ove queste prese di posizione trovassero seguito merita senza dubbio di essere abolito.
Credo che debba essere data al presidente la possibilità di spiegarsi. Proprio per questo gli scrivo questa lettera aperta, che invierò per conoscenza all’ordine dei giornalisti delle Marche, chiedendo di approfondire un ragionamento che nella sintesi di una nota di agenzia può aver perso qualcosa per strada. Anche perché, dapprima si parla di blog nei paesi in cui non c’è libertà di stampa; poi di blog tout court. E non è la stessa cosa.
Dove, sicuramente, il presidente sbaglia, è gerarchizzare così radicalmente le fonti e negarne, a priori, il valore se non sono mediate giornalisticamente. Pensare che per formare un’opinione pubblica servano solo i testi dei giornalisti è,al momento attuale, fuorviante e pericoloso. E questo riguarda tanto i fatti quanto i commenti. Che la mediazione giornalistica sia diventata inutile, con le nuove tecnologie, è altrettanto sciocco e pericoloso. Estendendo un bel concetto di Massimo Russo, fino a che vigerà un sistema di democrazia rappresentativa nel nostro paese, la professione giornalistica non può essere messa in discussione o cancellata.
Trovo largamente complementari la mia attività di giornalista professionista e di blogger. Nelle loro differenze, nelle loro similitudini. Non mi sento assediato dalle nuove professionalità e forse perché mi occupo di cronaca locale ho ancora un notevole feedback con il lettori del quotidiano per il quale lavoro. Non in misura dei “commenti” che ricevo sul blog ma comunque in numero rassicurante sul fatto che qualcuno ti legge. Ma è nella mia attività quotidiana di LETTORE che trovo fondamentale avere giornali, telegiornali pubblici, telegiornali internazionali, periodici e blog. Sapendo benissimo qual è il peso da dare a ciascuno di essi: che non dipende dal media ma dalla credibilità di chi scrive. Nella carta stampata, questo è un valore difficile da misurare, specie per i lettori più giovani. In un blog, questa credibilità, si crea ANCHE con una relazione diretta con l’autore. E non è davvero poco. Certo, io non so se un autore di un blog è al soldo di Google o di Bill Gates ma non è che autorevoli giornalisti dichiarino al pubblico di essere al soldo di Telecom prima dei loro pipponi. Serve insomma uno sforzo comune per insegnare/imparare a leggere piuttosto che una lotta senza senso per chi abbia la titolarità di informare. Non è certo un tesserino rosso a mettere al riparo dalle bufale: imbroglioni e arrivisti ci sono dappertutto. Riuscire a distinguerli, perché c’è ancora tanto di buono in giro da scoprire e da vivere, è un lavoro da fare tutti insieme.