In che mani siamo

Niente più consiglieri regionali  “in settima fila” nelle cerimonie pubbliche a carattere  locale, magari seduti dietro a membri dell’esecutivo o perfino a  dipendenti pubblici. Il consiglio regionale delle Marche ha  approvato all’unanimità un regolamento che norma l’ordine delle  precedenze nelle cerimonie a carattere locale. L’atto, a  iniziativa dell’Ufficio di presidenza, è stato illustrato, per  la maggioranza, dal vicepresidente David Favia (Udeur), per la  minoranza da Francesco Massi (Udc).
Il testo – corredato da una tabella con dettagliate  indicazioni – disciplina le precedenze tra le cariche pubbliche  nelle cerimonie a carattere locale organizzate dalla Regione e  dagli enti dipendenti, disponendo con precisione il modo in cui  le autorità pubbliche prendono i rispettivi posti.   Un articolo prevede inoltre che Comuni e Province  disciplinino l’organizzazione degli eventi e delle cerimonie  secondo i propri ordinamenti sulla base dei principi previsti  dal nuovo regolamento regionale.
Scopo del provvedimento, secondo Favia, è quello di “ridare  dignità alla politica attraverso la sostanza delle idee, ma  anche attraverso la forma”. Favia ha ricordato che a rivedere  il cerimoniale statale aveva già pensato il consiglio dei  Ministri al termine della passata legislatura, ma che  “nonostante un parziale coinvolgimento della Conferenza dei  presidenti regionali, il risultato non è stato pienamente  soddisfacente”.
“Non è raro – ha osservato – assistere, nelle cerimonie, a  una postergazione dei consiglieri regionali e degli  eletti, dietro a membri dell’esecutivo e finanche a dipendenti  pubblici. Soprattutto nelle manifestazioni a carattere locale,  siamo convinti che il consigliere regionale non debba e non  possa essere considerato, in alcun modo, secondario rispetto ad  altre figure. In quanto eletto dai cittadini e in quanto  espressione dell’istituzione regionale deve riacquisire – ha  concluso – il suo spessore anche dal punto di vista  squisitamente formale”.    In piena sintonia Massi, che ha invitato a non valutare il  provvedimento come atto di “narcisismo della casta politica”.
“Questo atto – ha spiegato – serve molto al cittadino, perchè  gli consente di riconoscere debitamente i rappresentanti del  potere legislativo. E’ anche un segnale agli organizzatori delle  manifestazioni, che spesso non sono consapevoli del ruolo  dei consiglieri regionali”. E qui Massi ha fatto un esplicito  riferimento agli “amici prefetti” e a non meglio precisate  iniziative in cui “i consiglieri regionali stanno in settima  fila”. Un ultimo rilievo il relatore di minoranza l’ha rivolto  alla giunta regionale, criticando il fatto che, talvolta,  consiglieri regionali siano intervenuti a cerimonie parlando a  nome della giunta. E ha annunciato l’intenzione, invitando i  colleghi a fare altrettanto, di abbandonare le cerimonie nelle  quali dovesse ripetersi una tale evenienza.
Nella discussione è intervenuto anche Fabio Pistarelli (An),  che ha sottolineato l’opportunità dell’atto soprattutto per  migliorare i rapporti tra livelli istituzionali.Da registrare l’approvazione di alcuni emendamenti illustrati  da Giacomo Bugaro (FI) e l’uscita dall’aula, al momento del  voto, del vicepresidente della giunta Luciano Agostini (Ds) e  del segretario del consiglio Michele Altomeni (Prc).

9 thoughts on “In che mani siamo

  1. Sempe più verosmle alla realtà l’mtazione di Albanese del plitico standar”c……..zz c…….zz io io ,in quanto e per quanto!!!!” sigh che tristezza

  2. Per chi frequenta questi ambienti la cosa non è così sorprendente. La cosa che invece ancora mi colpisce, dopo tanti anni da amministratore, è l’ostinato presenzialismo di alcuni.
    Grazie della segnalazione, sono curioso di dare una occhiata agli “allegati tecnici”.

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