La cronaca e il lavoro

Due o tre cose sulla professione di giornalista. Una sorta di diario di una giornata abbastanza infame. Il rapporto tra un giornalista e una fonte, che è un po’ il fulcro di questo mestiere. Ribellarsi o no a una fonte della quale sei consapevole che ti sta usando per un suo fine più o meno recondito? Il discrimine che ho usato è se c’era o meno la notizia, come da manuale. Ma il problema resta: negli Usa è diventato anche un caso con una giornalista famosa finita in carcere per difendere una fonte (a suo dire), in realtà perché faceva parte del complotto (per usare una parola cara a Ellroy), secondo gli altri. E’ uno strumento utile anche per un lettore: capire la fonte e il motivo per cui parla a volte può essere molto istruttivo. E non basta dire che va sempre citata: si rischia di cadere in quei tristi pezzi da stampa anglosassone, glorificata ma abbastanza squallida quando ci si mette.

Secondo frame. I diritti dei lavoratori, in particolare dei metalmeccanici, sono oscurati dalla stampa, in particolare dalla stampa di Ancona? Io non credo. Dall’archivio del mio giornale, dall’inizio dell’anno sono stati pubblicati 38 articoli sul rinnovo del contratto della categoria. Non sono pochi. Non sono sufficienti a dire che c’è interesse. Credo che nel caso specifico, la protesta non sia molto legittima. Credo che in genere sia abbastanza vera: si scrive poco sul lavoro e sulle condizioni dei lavoratori.

Un po’ di tempo ho presentato a Civitanova un libro (brutto) di Cesare Damiano, responsabile dei Ds proprio del settore lavoro. Ha detto una cosa che mi sento di condividere: il lavoro deve essere a tempo indeterminato sempre e, in casi, eccezionali e perciò più remunerati, a tempo determinato.

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