Se fosse James Ellroy inizierebbe così.
Il presidente era decisamente di malumore. Nemmeno lo spettacolino delle due gemelle gementi in giarrettiera riusciva a distrarlo. Non aveva mai pensato che la fine potesse essere così repentina. Anzi non aveva mai pensato che potesse finire. Eppure, il messaggio era stato chiarissimo. Vedeva anche che ormai la notizia della sua fine era ormai di dominio pubblico.Si stavano scannando. Sembrava di essere tornati quasi venti anni prima. Al passaggio tra la prima e la seconda repubblica. Succedeva così ogni volta che s’apriva un vuoto di potere. Gli schieramenti erano i medesimi. Anche i personaggi erano gli stessi. Lo stesso ex poliziotto, adesso ex magistrato, da una parte. L’amico dello stalliere che pubblicava libri revisionisti e che aveva sparso i suoi circoli dappertutto protetti da avvocati in magliettina. I magistrati ovviamente schierati un po’ da una parte, un po’ dall’altra. Sorrise. Una gemella pensò di essere riuscita ad attrarre la sua attenzione e si tuffò ancora più a fondo nell’altra. Il presidente invece sorrideva pensando che chiunque avrebbe vinto, comunque, non sarebbe cambiato nulla. L’Italia in grigio era ormai una certezza. Si chiese se non era troppo chiedergli di andarsene con un attentato. Ma, d’altronde, meglio un bel botto, piuttosto che l’attesa aggressione del tumore ormai inarrestabile. Specie se il botto fosse servito ad indirizzare l’opinione pubblica verso una precisa richiesta d’ordine. Sbuffò. Si slacciò i pantaloni e chiamò le gemelle.