Una terra ai nativi digitali – Edoardo Danieli
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Una terra ai nativi digitali

Domani sul Corriere Adriatico.

ORDINE cronologico inverso. E’ la direzione del tempo nelle Marche. Si difende il passato, si nega il futuro; perpetuando l’arretratezza, cosicché l’innovazione s’arena nella difesa della rendita di posizione. Il mitico metalmezzadro veste sì i panni dell’immigrato digitale ma si confronta a malincuore con nuovi paradigmi sociali ed economici. Le Marche, così, respingono i nativi digitali e rischiano di diventare appetibili solo per i centenari.
L’immigrato digitale si contrappone al nativo digitale, a colui cioè che è nato da quando le tecnologie hanno generato quella convergenza che ha portato alla nascita di nuovi mezzi di comunicazione e soprattutto all’affermarsi di una società – detta della conoscenza – in cui la creazione di beni immateriali prevale sulla produzione tradizionale e il valore d’uso è l’unità di base dell’economia.
L’orgoglio di essere la regione più manifatturiera di Italia acceca al punto di non voler vedere altre prospettive. Così, specie fra i più giovani, la forza d’attrazione delle Marche è svanita. C’è una frase che indica ormai un divario insanabile: i figli non vogliono più fare i lavori dei padri. La risposta è, per certi versi, agghiacciante: rendere il sistema formativo più adeguato al mondo del lavoro. Sapere, insomma, è una colpa. Così si uccide una generazione ma si toglie anche una possibilità di crescita all’intero territorio. Chi non ha alcuna intenzione di farsi uccidere sceglie infatti la strada di andarsene. Magari con un volo low cost acquistato su internet.
La sfida della conoscenza non può essere più rimandata. Questo ci chiedono i nativi digitali, la generazione che è nata davanti ai monitor, che impara giocando, che inventa una nuova lingua, che non si sognerebbe mai di leggere un manuale ma sa far funzionare tutto alla perfezione, che a durata e continuità preferisce l’acceso-spento, che altro non è che l’uno-zero della numerazione binaria fondamento della tecnologia digitale. Che su questo vuole fondare un’economia basata sulla condivisione e sul tempo liberato dal lavoro e non sulla necessità della corsa all’acquisto. Una generazione che spinge per essere ascoltata, senza fare rivoluzioni ma con il rischio che presenti il conto alla fine. Quando sarà troppo tardi.
Ordine cronologico inverso. E’ la direzione di lettura dei blog dove quello che è scritto dopo, viene letto prima. Come questo articolo. Che, capoverso per capoverso, si può leggere da qui all’inizio. Con gli auguri per il 2009: la società della conoscenza possa produrre nelle Marche una terra di crescita e d’accoglienza per i nativi digitali.

Posted in Opere.


One Response

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  1. Alessio G. says

    impeccabile e sferzante come al solito…sai edoardo per noi “nativi digitali” l’andarsene da questa Terra forse non significa voltare le spalle alle proprie radici, ma semplicemente volersi sentire attori dentro un mondo più grande e più veloce…fatto di mille punti di partenza…e di arrivo…



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