Faber Noster

Il primo ricordo nitido che ho di Fabrizio De Andrè mi riporta a mio babbo. Eravamo ancora a Bologna, probabilmente ai primi anni 70, quando babbo compro’ la Gs. Mi ricordo che diceva che era una delle prime quindi non dovrebbe essere difficile risalire all’anno. Nella macchina aveva lo stereo, quello a cassette che mi pare si chiamassero Stereo 8. Eravamo sul lettone della camera da letto, lo stesso, sul quale sentii alla radio la telecronaca di Borussia-Inter, quella della lattina. Chiesi a mio padre quali cassette avesse comprato. E mi rispose: “I miei cantanti preferiti, Milva e Fabrizio De Andre’”. Probabilmente, ma è una ricostruzione legata ai tempi, era “La Buona Novella”.

L’ascolto del bambino è riaffiorato in tempi da adolescente ma più che storia di un impiegato con Rimini e con la chitarra… sebbene ai tempi preferissi senz’altro Guccini. Creuza de ma fu invece la folgorazione, soprattutto per le sonorita’ che l’ispirano. Dopo e’ stata una scoperta, anche di quello piu’ antico che tuttora procede. I versi preferiti di De Andre’ sono due: “che la pieta’ non vi rimanga in tasca” e “passera’ anche questa stazione senza far male / passera’ questa pioggia sottile come passa il dolore”; la mia canzone preferita sono due Verdi Pascoli e Hotel Supramonte; il disco preferito La Buona Novella ma non credo che si possa pensare a Faber se non nella sua unicita’.

Ora che non c’e’ piu’ da dieci non ne sento la mancanza se non in senso lato, come sento la mancanza di voci autorevoli di qualunque genere. A Faber, in questo momento, sono grato anche per questo ricordo di mio padre. Non so perche’, forse gli sarebbe piaciuto.

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