Di Delrio, doveri e civismo

Da sinistra Talarico, Danieli, Delrio, Andrenacci e Scaramucci

Devo un ringraziamento all’Anci Giovani Marche che venerdì mi ha invitato a moderare l’incontro con Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e presidente nazionale dell’Anci. Innanzitutto perché Delrio è veramente piacevole da ascoltare, in secondo luogo perché ha dettato un’agenda che sarebbe bello riuscire a proseguire, al di là degli incontri che l’Anci Giovani Marche continua a proporre per i giovani amministratori.

Una brevissima e quindi arbitraria sintesi per chi non c’era. Delrio ai giovani amministratori ha parlato del sindaco come “facilitatore” della comunicazione dei propri cittadini. Ascoltare la comunità e capire come si muove sono gli strumenti che precedono l’agire inspirato – ha aggiunto – da tre criteri: efficienza economica che significa essenzialmente rigore; giustizia sociale che vuol dire amore per la persona; tutela delle libertà individuali senza le quali è impossibile affrontare nuove sfide, dare “chance al talento”.

Il fascino affabultario di Delrio è elevato e il senso di credibilità e fiducia che trasmette davvero forte. E’ rimasto in ombra, per mancanza di tempo, un tema a me caro: il rapporto tra sindaco e partiti che lo sorreggono specie alla luce della mancanza di democraticità degli attuali partiti che traggono origine dalla Costituzione ma ne hanno dimenticato il senso.

Di una sensazione immediata, che rimane a distanza di tempo, ho parlato al termine dell’intervento, sottolineando come Delrio avesse parlato prevalentemente di “doveri” del sindaco. L’altro aspetto rilevante è come abbia evidenziato l’importanza delle nuove tecnologie nell’azione di un amministratore. E’ una bella proposta, d’altronde il modello del facilitatore ben si attanaglia a quello dei nodi della rete. L’auspicio è che il suggerimento possa essere raccolto – tra l’altro il dottor Talarico ha anche spiegato bene dove è possibile attingere le risorse economiche – per consentire la nascita di un nuovo civismo che abbia proprio i doveri alla base.

Zitelle inacidite

Stavo riflettendo tra me e me sull’affermazione “Il lusso è un diritto” per una serie di motivi che sarebbe lungo spiegare. Sono partito con la convinzione che non sia uno spot originale ma che, come è tradizione, peschi a piene mani, forse in maniera letterale, negli slogan del 77. Tanto che allora era il motivo fondante degli espropri proletari.

Non trovo nulla, anzi trovo che gran parte dei commenti sono molto contrari allo spot. In uno dei commenti, ho letto il nome di uno scrittore – che non conosco – Frédéric Beigbeder. Sono andato a cercane notizia e ho ovviamente lincato subito la pagina che gli dedica Wikiquote. Da lì ho tratto la citazione che segue.

Così aspetta il Principe Azzurro, questo stupido concept pubblicitario generatore di donne deluse e future zitelle inacidite, mentre solo un uomo imperfetto potrebbe renderla felice.

Rassegna stampa

In senso più ampio, l’obiettivo finale della tecnologia, il telos della techné, è sostituire un mondo naturale indifferente ai nostri desideri – un mondo di uragani, difficoltà e cuori infranti, in cui bisogna resistere – con un altro così sensibile ai nostri desideri da essere, di fatto, una mera estensione del nostro io.
Jonathan Franzen
(dal Corriere della Sera di oggi)

50 e non sentirli

 

 

 

Pensare che la monogamia sia il fondamento dell’equilibrio

La generosità nel fare l’amore

Cravache

Vedere i figli crescere

Aver voglia di cambiare idea

Il piacere di guardare un atlante

I link

Un quaderno a righe e il Pilot nuovo con la punta fine

Scrivere

Fare la piadina o le crescentine

Rum e ananas

Il reggae

La gara tra gonna a portafoglio con calze a rete e reggiseno push up

Fare tardi per guardare il basket in Tv

Alzarsi all’alba dopo aver fatto tardi la sera prima per guardare il basket in Tv per scrivere il pezzo che deve essere pronto quella mattina e che per un mese ho rimandato

Dormire con un maglioncino di cachemire