Una bellissima settimana di ferie. Gran parte trascorsa a casa assaporandone i sapori forti. Mattine dedicate al lavoro, per modo di dire, ovviamente. Approfondimenti su WordPress, di cui continuo ad apprezzare sempre più le possibilità; qualche mini-conflitto da risolvere con Norton, giusto per avere la soddisfazione di riuscire a risolverlo. Approfondimenti anche su Mambo, che sicuramente è diverso ma dalle implicazioni più complicate. Colpo fallito invece sulla sistemazione della rete senza fili. Me la tengo per la prossima settimana di ferie. I bamboccetti sono sempre simpatici anche se molto difficili da gestire. Talora c’è il rischio di imporgli i tempi; tal’altra l’opposto: diventarne schiavi. Cosa che fa piacere, comunque. Patrizietta lavora ma anche lei è sempre uno stimolo per dare di più e meglio. Progetti per il futuro: partire, tout court. Tutto molto bello, comunque. Gran leggere, poi, con tanto piacere come una volta. Il tutto ha comportato una riduzione dello scrivere. Ma quando si vive, succede.
Monthly Archives: ottobre 2005
Intervallo

Vista oggi al cimitero di Macerata. Resta da chiedersi: vale ancora il detto bussate e vi sarà aperto?
Potevamo restare in serie A?
Tale Sculli, giocatore del Messina, non solo è il nipote di un boss della ‘ndrangheta ma è anche indagato per una serie impressionante di reati legati al voto di scambio e, per la giustizia sportiva, a partite vendute. Il Messina è la squadra rimasta in serie A, a spese del Bologna, con una serie di sentenze sportive palesemente ingiuste. Posto che Sculli è sicuramente innocente di tutto al momento e che è essere parente di chicchessia non è un reato, la domanda sorge spontanea: potevamo restare in serie A?
Taz e tv
Non mi avventuro a parlare della trasmissione di Celentano. Un po’ perché non l’ho vista a lungo anche perché ho lavorato fino alle 10. Un po’ perché ci si stanno azzannando sopra le migliori menti di questo paese (e la dice lunga sul tasso di bassezza di cui sono capaci questi tempi) con argomenti sicuramente migliori dei miei. Una constatazione, anzi due, però vorrei farle. La prima: della trasmissione mi ha colpito la bontà del prodotto televisivo di questa Taz che Celentano ha creato: segno che risorse e creatività, quando si vuole, nella televisione pubblica possono esistere. La seconda cosa è la stridente offesa che alcuni commentatori continuano a perpetrare: trasmissioni come questa negli altri paesi civili non si possono vedere. E ancor di più, è indegno mettere alla berlina il capo del governo, considerato come il gesto più esecrabile. Ai Soloni di turno, basta ricordare che David Letterman continua a dare dell’idiota (testuale) al presidente Bush, una volta sì o una no. Che poi, Letterman e Celentano siano funzionali a questo potere televisivo è tutto un altro discorso, forse molto più interessante.
PS Tra i montaggi ce n’era uno dedicato al rock’n roll, che all’improvviso da nero che era è diventato bianco. Qualche idea in proposito?
Licenze
A proposito di cazzate. Cercando un comunicato sulla mostra di Leonardo, mi sono imbattuto in un sito della Regione Marche che raccoglie servizi televisivi che l’ente fa sull’ente. La cazzata è la licenza: il tutto è protetto da un evidentissimo copyright. Che senso ha produrre materiale informativo per sé stessi e su sé stessi con questa licenza?
La cronaca e il lavoro
Due o tre cose sulla professione di giornalista. Una sorta di diario di una giornata abbastanza infame. Il rapporto tra un giornalista e una fonte, che è un po’ il fulcro di questo mestiere. Ribellarsi o no a una fonte della quale sei consapevole che ti sta usando per un suo fine più o meno recondito? Il discrimine che ho usato è se c’era o meno la notizia, come da manuale. Ma il problema resta: negli Usa è diventato anche un caso con una giornalista famosa finita in carcere per difendere una fonte (a suo dire), in realtà perché faceva parte del complotto (per usare una parola cara a Ellroy), secondo gli altri. E’ uno strumento utile anche per un lettore: capire la fonte e il motivo per cui parla a volte può essere molto istruttivo. E non basta dire che va sempre citata: si rischia di cadere in quei tristi pezzi da stampa anglosassone, glorificata ma abbastanza squallida quando ci si mette.
Secondo frame. I diritti dei lavoratori, in particolare dei metalmeccanici, sono oscurati dalla stampa, in particolare dalla stampa di Ancona? Io non credo. Dall’archivio del mio giornale, dall’inizio dell’anno sono stati pubblicati 38 articoli sul rinnovo del contratto della categoria. Non sono pochi. Non sono sufficienti a dire che c’è interesse. Credo che nel caso specifico, la protesta non sia molto legittima. Credo che in genere sia abbastanza vera: si scrive poco sul lavoro e sulle condizioni dei lavoratori.
Un po’ di tempo ho presentato a Civitanova un libro (brutto) di Cesare Damiano, responsabile dei Ds proprio del settore lavoro. Ha detto una cosa che mi sento di condividere: il lavoro deve essere a tempo indeterminato sempre e, in casi, eccezionali e perciò più remunerati, a tempo determinato.
Il giorno delle Primarie
Gran folla per le primarie dell’Unione. Al primo giro, intorno alle 11 di stamattina, non c’ho nemmeno provato: c’era da aspettare più di un’ora. Alle 14 sono riuscito a votare in cinque minuti e con un euro. Meno che un videogioco. Ho votato per Ivan Scalfarotto. Senza turarmi il naso e con piena convinzione. Il motivo principale per cui m’ha attirato la figura di Scalfarotto è quello del ricambio generazionale; in subordine il progetto sulle libertà individuali che pure ritengo fondamentale. Il solo pensiero di dover votare per i settantenni che erano candidati dieci anni fa mi dà gli incubi: la gerontocrazia che caratterizza il nostro paese mi è davvero insostenibile. Penso che il nuovo sistema elettorale proporzionale vada nella perpetuazione di questo sistema e che contribuisca ad allontanare ancora di più la vita quotidiana dai palazzi del potere. Reali ormai come i reality show, non a caso. Il proporzionale, poi, distruggerà ogni rapporto tra la politica e il territorio rendendo ancora più virtuale la rappresentazione dei cittadini nel Parlamento. Come di consueto, il capo del governo ha utilizzato una strategia di marketing: il suo nome (ma anche quello di tutti gli altri partiti di ogni coalizione) in cima alla lista, da pubblicizzare a tutti i livelli, e sotto i cialtroncelli di partito con la lingua felpata in cerca di poltrone e di padrone. Poi, il capo sceglierà chi mandare avanti senza riguardo al merito e al decoro. No, grazie.