Ma Celentano quand’è che ha deciso che non poteva fare senza la via Gluck? Sicuramente dopo che se n’è andato, altrimenti non sarebbe andato via. E allora perché è andato via? La retrospettiva prevale sulla prospettiva. Concetto involuto? Mi dispiace, ma non riesco a fare di meglio intrecciando due fili che ronzano nella testa e nelle orecchie questi giorni. Sciopero dei giornalisti permettendo. La periferia se ci stai vuoi andartene; se vai via, ti manca: perché la periferia è comunque un territorio che produce identità. Come il centro, quando è case, botteghe, strade e ciotoli di porfido. Come il centro non è quando è negozi, divertimentificio e auto in doppia fila in piazza. Le frammentazioni prevalgono sulle convergenze e sopravvive una zavorra ingombrante, la nozione di centro e periferia, che va superata se vogliamo imparare a condividire le diversità.
Monthly Archives: novembre 2005
La principessa con la bomboletta

Tra Numana e Sirolo: ma lei va in giro con la bomboletta per ringraziare?
Le monde n’est qu’abusion
Per forza la periferia esplode, non c’è più nessun poeta che la canta. Faccio fatica a pensare che in un mondo ormai senza geografia e condannato a non avere luoghi, torni di prepotenza alla ribalta la periferia. Non meno importante della ricerca su come l’uomo attore subisce lo scenario e intona il suo agire al paesaggio è la ricerca sul modo in cui egli allestisce il paesaggio per recitare e per rappresentare le proprie storie. Lo scriveva EugenioTurri, molti anni fa. Voglio dire, la rappresentazione del disagio non è determinato dalla periferia. La stessa rabbia di esclusione si vive anche altrove. Davanti alle vetrine del centro, a Mezzavalle o ai Mutilatini, a passeggio per il Piano. Guardare la periferia è come di consueto evitare di guardare dentro quel centro, senza cui, per definizione, la periferia non può esistere, da cui sgorga a fiotti ogni conato di violenza. “Siamo fatti della stoffa di cui sono intessuti i sogni”. Per forza la periferia esplode, non c’è più nessun poeta che la canta. Ma forse non c’è più nessun poeta e basta.
Rassegna stampa
Titolo di un giornale di oggi "Berlusconi: in pensione a 68 anni". Mi chiedo: quanti anni ha Berlusconi? Mi rispondo: 69. Bene, sono d’accordo con Berlusconi.
Esecrando qualsiasi forma di violenza, prendendo le distanze da forme di eversione terroristiche, stigmatizzando ancor di più tutto e così via, non mi posso esimere da un commento sulla lettera-bomba a Cofferati: la firma del documento di rivendicazione "Cooperativa artigiana fuochi e affini" è puro macramé.
Una lettera
Siamo due ebrei italiani da sempre impegnati nei movimenti sociali e pacifisti. Abbiamo contribuito alla nascita della “rete ebrei contro l’occupazione” che, in questi anni, ha portato avanti numerose iniziative di sostengo alla lotta del popolo palestinese e in appoggio con quanti in Israele si battono per una giusta pace, che porti alla convivenza pacifica fra i due popoli nel rispetto dei loro diritti.
Riteniamo la dichiarazione del presidente iraniano Ahmadinejad di una gravità inaudita che evoca per noi ebrei e per tutti gli europei ricordi terribili che non possono essere rimossi.
La sacrosanta solidarietà nei confronti della causa palestinese, la critica più radicale verso la politica del governo israeliano, non devono diventare un alibi per la cosiddetta sinistra radicale, di cui ci sentiamo parte, per scegliere di non manifestare contro chi ha teorizzato la cancellazione dalla cartina geografica di un intero stato. Non sottovalutiamo l’imbarazzo che può attraversare ognuno di noi nell’aderire ad una iniziativa promossa dal direttore del Foglio, capofila di quel pensiero reazionario che fa della guerra di civiltà un suo caposaldo. Ma il sentimento di totale rifiuto verso la cultura di stampo nazista contenuta nella dichiarazione del leader iraniano deve far superare qualunque tipo di remora. Ha ragione Bertinotti quando afferma che ancora una volta la sinistra si è fatta battere sul tempo. Questa giusta constatazione non può però comportare una defezione incomprensibile. Si può aderire all’iniziativa di giovedì con propri contenuti, con un proprio punto di vista. Quello che secondo noi non si può fare è volgere lo sguardo da un’altra parte.
Valga per tutti l’esempio di quel gruppo di giovani ebrei romani di sinistra che, a quanto ci risulta, saranno in piazza giovedì sotto l’ambasciata iraniana con in mano anche la bandiera palestinese. E’ una dimostrazione come si possa aderire senza nessuna concessione ai “teocon” nostrani del Foglio.
Andrea Billau
Sergio Sinigaglia