Oggi in redazione abbiamo fatto anche noi il nostro bravo sondaggio. Meglio Sharon Stone a 50 anni o Uma Thurman a 25? Lo so che Uma di anni ne ha 36 (a proposito, anche lei Toro di aprile) ma se non c’è la domanda falsa che sondaggio è? Hanno votato a favore di Sharon Stone i colleghi Danieli, Montanari, Mencarini, Coppari, Fraboni, Nardi, Fabrizi e Nicoletti. Hanno votato a favore di Uma Thurman Taffi, Regini, Quirici, Sconocchini, Donati e Bignami. In conclusione, hanno votato per Sharon Stone 8 colleghi e 6 per Uma Thurman. Siamo quindi in parità.
Monthly Archives: febbraio 2006
Mie tracce / 3 /(e poi basta)
Da "materiale resistente" a "materiale ricombinante". Un percorso della rete così come l’ho immaginato nel corso dell’incontro di ieri in Accademia dedicato a glocalmpa.to. Carlo Infante ha introdotto i lavori rilanciando performing media (che è anche il titolo del suo corso in Accademia) come rapporto tra creatività digitale e piattaforme ludico-partecipative. Maurizio Cilli, illustrando il progetto, ne ha evidenziato la forte capacità di poter rappresentare flussi urbani diventando così strumento per la realizzazione di città condivise. Da parte mia, ho messo in primo piano il modello di relazione che glocalmap.to è in grado di instaurare e la necessità di una profonda riflessione sul tag come strumento di organizzazione della rete in grado di rompere la gerarchia verticale del link. Da qui un valore ricombinatorio della rete che esalta la socialità e la creatività. Il collega Pierfrancesco Giannangeli ha ridimensionato il valore e la portata non tanto del progetto quanto della cultura digitale tout court. Ho perso l’intervento della direttrice dell’Accademia, Anna Verducci, perché son dovuto tornare a casa pena il divorzio. Al di là dell’incontro, pure interessante, anche se sono caduto scioccamente in una provocazione di Pierfrancesco, quello che mi rimane è una riflessione di Cilli al termine del pranzo, a base di Barricadiero, nella sempre ospitale locanda "Il girasole" di Camerano. L’unico modo per lanciare una rete wifi civica e gratuita è quella di assegnare un ip fisso ad ogni cittadino. Con tutti i problemi di privacy che può comportare. Difficile comunque dargli torto.
Intervallo
Il nautofono che dà la sveglia e la nebbia che ricopre il porto. Buona giornata
Mie tracce / 2
La conoscenza non è niente, l’immaginazione è tutto. L’aforisma – di Anatole France, per la cronaca – sarà il filo conduttore dell’intervento di domani all’Accademia di Macerata dove, all’Auditorium Svoboda, c’è l’incontro dedicato al geoblog e al social tagging. Le incontinenze di Carlo meritano una risposta altrettanto incontinente. Prospettiva situazionista da perfezionare in sede di dibattito. Su una mappa immaginaria di internet, vorrei mettere alcune bandierine – un po’ come avviene su glocalmap.to – e da lì partire per mettere qualche tag. Anzi, un tag solo: ricombinare. La necessità principale di questo tempo.
La sorpresa
Cercava tartufi nella foresta demaniale delle Cesane, a Fossombrone, ma si è trovato di fronte un pitone albino lungo 2,4 metri, morto da ore, forse ucciso con un attrezzo acuminato da qualcuno che lo aveva acquistato da piccolo ma poi, viste le dimensioni raggiunte dal rettile, ha deciso di disfarsene. Protagonista dell’incontro insolito è stato un cercatore di tartufi della zona, che ha immediatamente avvertito una pattuglia del Corpo forestale dello Stato, in servizio di perlustrazione poco lontano. Il serpente – un Python molurus bivittatus, una delle specie più grandi del mondo – è stato consegnato all’Istituto zooprofilattico sperimentale sezione di Pesaro, per gli accertamenti del caso. Secondo il servizio Cites della Forestale questo tipo di pitone è diffuso in natura nel sud-est asiatico, dal Pakistan all’India, fino all’Indonesia e alla Cina. Vive in acquitrini, rive fluviali e foreste umide, e in genere si sposta e va a caccia di prede solo quando cala il buio. Il pitone albino (incluso nelle liste Cites ma non classificato fra le specie pericolose) si riproduce con grande facilità ed è allevato anche da molti privati. Probabilmente quello delle Cesane è stato abbandonato o eliminato da qualcuno che non lo voleva più in casa.
Finalmente
Il 406 anniverario della morte di Giordano Bruno, condannato al rogo per eresia e arso vivo in Campo dè Fiori a Roma, il 17 febbraio 1600, è stato ricordato a Caldarola con la restituzione al pubblico di una lapide e un busto bronzeo del filosofo e letterato campano, dopo un accurato restauro. La lapide era stata posta nella piazza principale del paese nel 1911 da un comitato di 64 “liberi pensatori”. Oggi quel monumento commemorativo si trova invece nell’atrio di palazzo Pallotta, sede dell’amministrazione comunale. Il velo è stato tolto dal sindaco Fabio Lambertucci, alla presenza del vice presidente della Provincia di Macerata Donato Caporalini, dell’ assessore provinciale Giulio Pantanetti e dell’assessore caldarolese Mauro Capenti. Successivamente, nel teatro di Cladarola, la figura di Giordano Bruno è stata commemorata dal prof. Filippo Mignini, docente di Storia della Filosofia all’ Uuniversità di Macerata. “Egli è oggi ancora vivo nelle sue opere – ha detto, tra l’altro – e continuerà ad esserlo finché‚ ci sarà qualcuno che leggerà quegli scritti. Nel suo pensiero troviamo le radici profonde della modernità”. Presente anche Fedro Buscalferri, a lungo sindaco di Caldarola: suo nonno Antonio Buscalferri fu vice presidente del comitato di “liberi pensatori”, cui si deve l’iniziativa del 1911. La lapide a Giordano Bruno provocò a quei tempi la sentita reazione del parroco della vicina Collegiata di San Martino, mons. Nazareno Cervigni, che lanciò un’invettiva, durante l’omelia domenicale, contro i promotori dell’iniziativa e contro chi aveva partecipato al battesimo dell’effige. Altra circostanza curiosa: la stanza di Palazzo Pallotta che al piano superiore corrisponde all’atrio in cui è posta la lapide è intitolata a Clemente VIII, il papa che mandò al rogo proprio Giordano Bruno. Infine, un ultimo legame con il territorio maceratese è rappresentato dal fatto che, durante la sua permanenza a Londra, il filosofo divenne amico (alla fine degli anni ’80 del Cinquecento) del giurista ginesino Alberico Gentili.
Le notizie più censurate
Che cosa è realmente successo a Falluja? Chi c’è dietro allo scandalo Oil for food? Chi ha tratto vantaggio dallo tsunami? Perchè, improvvisamente, l’Iran è diventato il nemico? Chi e perchè sta sperimentando farmaci letali su esseri umani? Sono alcune delle domande scomode dietro al volume "Censura 2006 – Le 25 notizie più censurate" di Peter Phillips e Project Censored, che Nuovi Mondi Media manda in libreria in questi giorni. Project Censored è un autorevole gruppo statunitense di ricerca sui media che si propone di promuovere il ruolo “del giornalismo indipendente in una società democratica”.Nasce nel 1976 da un’idea di Carl Jensen, docente di Scienze della Comunicazione presso la Sonora State University, in California e dal 1996 è guidato da Phillips, docente di Sociologia e da tempo attivo in organizzazioni no profit. Ogni anno il gruppo prova a raccogliere e dare voce alle notizie che non hanno fatto notizia, alle storie che sarebbero dovute finire in prima pagina. In testa alla classifica di quest’anno, secondo Project Censored, c’è la verità sullo scandalo del programma Oil for food in Iraq, per il quale gli Usa hanno accusato di corruzione alcuni funzionari dell’Onu. Secondo Scott Ritter (ex ispettore Onu sugli armamenti in Iraq tra il 1991 e il 1998, oggi opinionista di Fox News), l’accusa era in realtà un tentativo di depistaggio per nascondere il coinvolgimento di lunga data del governo statunitense in questo meccanismo corrotto. Ritter ha affermato: “Questa presa di posizione non è altro che una farsa ipocrita, volta a distogliere l’attenzione dal pantano in cui George Bush si è ficcato con le sue mani in Iraq e a legittimare l’invasione di quel paese con la scusa della corruzione irachena anzichè delle armi di distruzione di massa, mai trovate”. Al secondo posto, la possibilità che l’Iran sia il prossimo obiettivo di un’aggressione statunitense: il "pretesto" sarebbe il programma di fabbricazione di armi nucleari nel Paese. La vera ragione potrebbe essere invece, stando agli studi raccolti nel volume, il progetto iraniano di istituire una borsa petrolifera, che faciliterebbe il commercio di petrolio sul mercato mondiale in euro e “potrebbe indurre altri paesi industrializzati a smettere di cambiare le proprie valute in petroldollari” per acquistare l’oro nero. “Il passaggio dal dollaro statunitense all’euro sul mercato petrolifero provocherebbe un calo della domanda di petroldollari e probabilmente il crollo del valore del dollaro”. Nella ‘top fivè delle bugie, anche gli esperimenti sull’Aids nell’All Incarnation Children’s Center di New York; la triste situazione dei 350 bambini palestinesi detenuti nelle prigioni israeliane; i pericoli per la salute legati alle nanotecnologie. Ma ‘Censura 2006′ contiene anche una mappa della censura, tratta da ‘Index on Censorship’, con una cronaca delle violazioni della libertà d’espressione in oltre 90 Paesi. Tra i casi citati, spunta anche l’Italia con la vicenda di Fabrizio Gatti, il giornalista del Corriere della Sera condannato a venti giorni con la condizionale il 5 maggio per aver dato delle generalità false a un poliziotto. Si era finto infatti un immigrato rumeno illegale di nome Roman Ladu per indagare sulle condizioni presso un centro per rifugiati. Che cosa è finito sui giornali al posto di tante notizie censurate? Di solito, notizie frivole, e anche di queste il volume tiene conto con un’apposita classifica: al primo posto del 2005 c’è la vita delle star dei reality tv, seguita dalla rottura tra Brad Pitt e Jennifer Aniston; dalla gravidanza di Britney Spears e dall’imminente reality show Chaotic; dall’ossessione dei media statunitensi per Paris Hilton. Infine, le notizie di cui si è più abusato nel 2004 e nel 2005: il processo a Michael Jackson, la tragedia di Terry Schiavo, i perenni allarmi terrorismo.
Lettura del giorno
Criteri diagnostici DSM IV-TR per il disturbo borderline di personalità
Modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività comparse nella prima età adulta e presenti in vari contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
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sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono;
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un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;
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alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e persistentemente instabili;
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impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto (quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate);
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ricorrenti minacce, gesti, comportamenti suicidari o comportamento automutilante;
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instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (esempio episodica intensa disforia o irritabilità e ansia, che di solito durano poche ore e, soltanto più raramente più di pochi giorni);
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sentimenti cronici di vuoto;
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rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (esempio frequenti accessi di ira o rabbia costante o ricorrenti scontri fisici);
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ideazione paranoide o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.
Ultimissime bipartisan
La cena in occasione del comizio di Berlusconi l’ha offerta l’imprenditore civitanovese Germano Ercoli. Cena di pesce: con antipasti, risotto agli scampi e aragoste fresche. A Berlusconi che lo ha ringraziato, Ercoli ha risposto canticchiando una famosa hit dei Vincisgrassi: "Scuseme se puzzo, so’ portato un chilu de merluzzo".
La cena contro è quella del sindaco di Ancona a Candia. A portare in tavola personalità della politica cittadina con un grembiulino griffato. Davanti, c’è scritto "Sturani per Ancona". Dietro, "Ancona per Sturani". Ecco, dietro. Ancona per Sturani ci deve mettere il culo.
Mie tracce
Il 22 febbraio, alle 17 e 30, Carlo Infante mi ha invitato a parlare, all’Accademia di Macerata, di una esperienza che sta conducendo in occasione delle Olimpiadi di Torino (glocalmap.to). Si parla di social tagging e folksonomia. Mi piace Carlo Infante per la sua incontinenza mentale che lo spinge su sentieri sempre originali attraverso percorsi (teatro, pedagogia, informatica, territorio) che sento particolarmente miei. Tra l’altro Carlo pensa che sono più preparato di quello che lui e io sappiamo che sono. Prima che mi metta a scrivere, c’è qualche idea sull’argomento? Scusate se ne approfitto, ma non ho molto tempo.
Ecco il sito di riferimento:
http://www.accademiabellearti.com/performing_media_GEOBLOG.htm