Prometeo, oggi a Macerata

RIBELLIONE: è pensare che ci possa essere una dominazione della natura, laddove Prometeo, all’inizio del mito, consegna all’uomo la necessità di mangiare, la perdita dell’innocenza. Il mito di Prometeo sancisce la fine della vita nell’Olimpo. L’innocenza è quello che perdiamo quando l’oggetto dei nostri desideri la butta via.
TECNOLOGIE: sono il fuoco e il grano; la necessità di cuocere la carne e di lavorare la terra. Ma anche la consapevolezza che quando l’aratro la scava, la terra poi si richiude su di essa. La natura non può essere domata. Quando la direzione della tecnologia viene influenzata dal tipo di conflitto sociale espresso dal tempo storico diventa uno strumento artificiale.
CONOSCENZA: è il ritmo della misura del fegato che cresce e vien mangiato. E’ il tempo circolare in relazione al tempo immortale degli dei e a quello lineare degli uomini. E’ il racconto, la storia, la misura: è l’informazione.
SIMULAZIONE: è l’imitazione della natura. “Un giorno forse vedremo un uomo sparare a un androide appena uscito da una fabbrica di creature artificiali e l’androide, con grande sorpresa dell’uomo, prenderà a sanguinare. Il robot sparerà di rimando e, con sua grande sorpresa, vedrà una voluta di fumo levarsi dalla pompa elettrica che si trova al posto del cuore dell’uomo. Sarà un grande momento di verità per entrambi” (Philip Dick).
EMPATIA: è la vita con Pandora, origine di tutti i mali.
Se l’uomo imita la natura, con qualsiasi tecnologia, non è mai artificiale.
Se l’uomo, con qualsiasi tecnologia, vuole sopraffare la natura, diventa artificiale o, per dirla in greco, pecca di ubris, diventa unilaterale.

Il giornalismo, il declino

“Giungere a pensare che, forse, il declino italiano nasce da qui, da questa incapacità del giornalismo italiano di fornire un resoconto attendibile, pertinente e fondato, degli effetti delle politiche pubbliche. Un giornalismo che ci impedisce di pensare collettivamente”. La considerazione è di Antonio G. Calafati in sede di presentazione del suo ultimo libro. Riflessione sicuramente pesante e, a prima botta, anche condivisibile almeno nella parte in cui si afferma che il giornalismo italiano è incapace di fornire resoconti attendibili sugli effetti delle politiche pubbliche. Il fatto che questo, da solo, sia la causa del declino e della impossibilità di pensare collettivamente mi lascia più perplesso. Calafati, sempre sul suo sito davvero da non perdere, parlando di politiche contro il declino economico, afferma che “non siamo più neanche in grado di condividere, come società, un giudizio fattuale sul tasso di inflazione, sul grado di povertà o di esclusione sociale, sulle condizioni di lavoro, sull’efficienza dei servizi collettivi, sul degrado ambientale e su tutto il resto che dovrebbe entrare in una funzione di preferenza sociale”. Di “retorica delle conseguenze” non sono quindi ammalati solo i giornalisti. Che dal giornalismo debba venire un moto di ribellione o di non accettazione, è doveroso; che solo questo conduca a un pensiero collettivo che smonti il declino, mi sembra un po’ troppo ottimista. Ma è solo una prima impressione, mi riservo di pensarci un po’. Grazie Antonio, comunque: sei sempre uno stimolo inesauribile.

Secondo giorno di primavera

Due immagini di ieri. La prima, arrivando al giornale in motorino, sotto un cielo novembrino. C’è il bengalese, dai denti bianchissimi, che pulisce i vetri. Sorride e utilizza l’acqua di una pozzanghera. Come dargli torto? Tra l’altro, il vetro è venuto pulitissimo. La seconda, a casa, il suicidio di una farfalla. Stavo fumando alla finestra quando una farfallina, di quelle bianche, intirizzita dal freddo, è entrata dentro. Ha svolazzato un po’, qua e là, poi s’è appoggiata al termosifone, caldo dati i tempi, e s’è uccisa. Miiiiii. Speriamo che cambi il clima.

Associazione Commissario Pomponi

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E’ tempo di spie e di intercettazioni: allora fateli giocare. Allo scopo, ad Ancona, grazie alla intraprendenza di tre amici, è nata l’Associazione Commissario Pomponi. L’Associazione ha lo scopo di rendere un po’ più complicata la vita a tutti coloro che si occupano di intrusioni nella privacy altrui. Per qualunque scopo. Il gioco è semplice: utilizzando telefonate cellulari, sms o mail, vanno inseriti messaggi che possano suscitare l’interesse degli spioni. “Ci vediamo domani: io porto i pasticcini”. “Io porto il tè”. Per esempio. Quando l’indomani ci si vede e arriva l’irruzione degli spioni in cerca di chissà che, ecco la sorpresa: sul tavolo ci sono veramente il tè e i pasticcini. L’Associazione raccoglie altre idee sul tema.

Duello tv free

A partire da questo momento, dichiaro questo blog “duello tv free”. Non posso pensare che il futuro, qualunque esso sia, dipenda da una trasmissione televisiva. Per cui, mi esonero da qualsivoglia forma di partecipazione a questo appuntamento.

Teocon? Razzisti di merda

Questa mattina, ore 13, piazza del Senato. Arrivo a casa di mio babbo per il pranzo domenicale. Aspettiamo che ci apra il portone su cui fa bella mostra di sé un foglietto, attaccato con lo scotch, che pubblicizza una festa della famiglia per sabato e domenica prossimi. Lo stacco e lo metto in tasca dicendo a Patrizia che ci avrei fatto una notiziola anche perché abbiamo una pagina dedicata ai preti che domani partono per le Terrasanta. Poi la domenica è una giornataccia per riempire il giornale. Prassi giornalistica, quello dello strappo. Senza dubbio maleducata ma che si basa su un conto logico: chiedo scusa a chi ha attaccato il volantino, in maniera del tutta abusiva sia detto per inciso, facendo leggere il suo messaggio a un numero superiore di persone. L’attesa al portone si prolunga: babbo è diventato un po’ sordo. A un certo punto mi giro, vedo un’anziana coppia che scende per il giardinetto che sta accanto alle scale che portano al Duomo. Non ci faccio caso. Dopo pochi secondi, una voce femminile comincia a insultarmi. Mi volto, un brutto e vecchio bagaglio, mi si avvicina schiumando altre facezie che, finalmente, capisco sono indirizzate al fatto che ho stracciato – a suo dire – il foglietto affisso sul portone. Quando capisco che cosa voglia, chiedo scusa e domando alla signora di spiegare le mie ragioni. Se mai ve ne fossero. Lei tutta impettita fa per andarsene continuando a insultare. E’ il marito (santo subito o coglione perenne a sopportare quell’affare di donna, ancora da decidere) a fermare la donna dicendo alla moglie che almeno deve stare a sentire le spiegazioni. Spiego, faccio vedere che non ho buttato via niente e che anzi voglio dare all’appuntamento un maggior risalto. Alla parola giornalista, la signora è già diventata di miele, al punto che si lascia andare a una confidenza. Dandomi di  gomito, per spiegare la sua sproporzionata reazione, mi dice: "Sa, l’avevo scambiata per un arabo". Me l’ha tolta di mano mia moglie, altrimenti – per dirlo con un termine d’altri tempi che mi piace molto – "mi compromettevo". Questi dunque sono quelli che vogliono scegliere per me quando fare l’amore, che cosa insegnare a scuola ai miei figli,che cosa posso fumare, mangiare o leggere. Piccole persone paurose a cui altre piccole (ma che vogliono apparire grandi) persone instillano i germi della diffidenza e della superiorità per strappare qualche voto. Sarà il vostro Dio a maledirvi. Io vi mando solo affanculo. Con tanto, tanto, tanto amore.

Largo Silenzi

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 Branco di comunisti in largo Silenzi a Civitanova. C’erano Giorgio Berdini, Angelo Gattafoni (nella foto) e la candidata Carla Monachesi. Ho promesso il voto al Senato, ho manifestato perplessità per la lista alla Camera, ho decisamente contestato la legge elettorale. Poco distante Mimmo Giuffrè e Piero Cesanelli. Resta il piacere di percorrere corso Dalmazia, vero e proprio suq d’altre latitudini. Piacevoli anche le voci del mercato del sabato dove però il livello di scarpe è decisamente diminuito."Elletepalluso" di una signora al cliente curioso e noioso. "Che belli quei puffi" di una signora indicando i cuscini orientaleggianti. I lamenti di una giovane nella boutique: "Eh no questi pantaloni mi fanno le cosce" a cui la commessa risponde :"Ma tu c’hai le poppe". Grazie di esistere. A tutti.

Scusate mi è scappato

Sì, lo so che dovrei avere sentimenti di cristiana comprensione e comunista fratellanza nei confronti di chi lavora. Ma il muratore che, nel cantiere vicino casa, alle 7 e 45 di sabato mattina, sega il ferro e smartella dappertutto, mi ha rotto i coglioni.