Mercoledì delle Ceneri

Primo marzo. inizia la quaresima. De che? L’unica cosa di cui farei volentieri a meno è di una campagna elettorale che non riesce ad appassionarmi. Ogni giorno cambio partito per cui votare con motivi talmente buoni da farmi rasentare l’incredulità. Volevo votare per la rosa nel pugno. Poi ho pensato che magari candida Tiraboschi. Ho letto il programma nel sito: bellissimo. Poi alle ultime righe la separazione delle carriere per i magistrati. Detto così è un po’ pochino, o no? Far dipendente i pm dall’esecutivo è esecrabile. Se fossi un giornalista, dovrei andare a vedere che cosa dice il programma dell’Unione sul tema, ma mi mancano le forze. Di sicuro andrò a firmare per le lista della Rosa del pugno. Un altro regalo di questa sciocca legge elettorale di cui avevo già parlato male – in tempi non sospetti – e che invece è molto peggio di quello che pensavo. La non scelta dei candidati è drammatica. Altro che dipendenti. E quelli che saranno eletti saranno chiamati a scelte che condizioneranno pesantemente la mia vita quotidiana, chiunque essi siano. I punti saldi del mio programma elettorale? Scuola, salute e lavoro. E regole. Sul resto posso mettermi d’accordo con tutti. Con quasi tutti. Scuola: che tormento ogni giorno. Il livello qualitativo dell’istruzione pubblica è bassissimo: un fardello che pagheremo, e che forse in parte già paghiamo, duramente. Scuola pubblica, senza dubbio. Con possibilità d’accesso a tutti e qualche bocciatura in più. Programmi coerenti con un sapere che deve essere indifferenziato e non dettato dalle logiche del mondo del lavoro. Almeno all’inizio, poi per lavorare c’è tempo. Quattro quinti di quello che sto facendo per lavoro l’ho imparato sul lavoro, il resto ancora non lo so. La salute: chi è ammalato di linfoma di hodgkin aspetta per la tac fino a giugno a Macerata, fino a luglio ad Ancona. Per un tumore? Salute pubblica e fuori la politica dalle gestione delle strutture sanitarie. Ma non è che i baroni abbiano dato esempi migliori, vero Tosi? Il lavoro: fisso e per sempre. Mai più la flessibilità, che se c’è deve essere straordinaria e perciò più remunerata. Poi regole, certo: valide per tutti. In tutti i settori. Con criteri di selezione che non siano arbitrari, che valorizzino le competenze e le vocazioni, con una condivisione di obiettivi. Manca la politica estera? Sarà che non vedo molto al di là del mio naso. Comunque, non credo che la democrazia si esporti con i carri armati e tagliando le spese per gli organismi internazionali. La cooperazione italiana, dopo gli anni bui dei socialisti (siamo così tornati al punto di partenza alla fine di un ragionamento circolare e perciò perfetto), stava funzionando. Poi, anche qui, hanno voluto preferire una politica estera basata sugli ambasciatori come rappresentanti. Mah!!! Comunque, se non ci fossero i confini non ci sarebbe bisogno di politica estera.