Scherza con i santi

LICATA – A Licata cade l’urna con le spoglie del santo Angelo carmelitano, patrono della  cittadina, e 10 portatori rimangono feriti: 9 lievemente mentre un altro si frattura una mano. L’incidente è avvenuto all’una di questa notte in piazza San’Angelo, di fronte al santuario dedicato al Santo, ultimo tratto della processione organizzata in occasione della festa. Come da tradizione, i trenta portatori a piedi nudi che trasportavano l’urna contenente le spoglie si sono lanciati nell’ultima delle quattro corse previste, quella  che avrebbe riportato la cassa rivestita d’argento all’interno  del santuario. A venti metri dal portone però l’equilibrio del  gruppo si è scomposto e il pesante reliquiario è rovinato sopra i portatori.   L’urna, immediatamente recuperata, è stata portata in  chiesa, mentre alcuni degli infortunati si portavano al pronto soccorso del nosocomio locale.

Moriremo democristiani

Giustizia o televisione? Che cosa metterà sul piatto l’Unione per far digerire al centrodestra – o meglio all’amministratore delegato del centrodestra – l’elezione di Minimo D’Alema? Secondo me più la televisione perché ormai le partite giudiziarie di Berlusconi sono abbastanza chiuse. E tutte a suo favore visto che s’è fatto le leggi. Dunque, televisione. Come? Strumenti soliti: mortificando la Rai, evitando una legislazione che produca concorrenza, soprattutto non toccando la pubblicità che è il vero nodo del contendere. Forse, tutti e tre. Anche se non escluso che un bilanciamento di facciata (tipo togliere una rete al pubblico e uno al privato) si possa fare. Anche per far strada agli editori che hanno supportato Prodi e la sua candidatura. Dunque, toccherà sorbirci D’Alema alla presidenza della Repubblica. E poi qualcuno ha ancora il coraggio di dire che non moriremo democristiani?

Mie tracce / Blog e informazione

Il 12 maggio partecipo a una bella iniziativa di Luca Conti su blog, media e informazione. Il tema è interessante, ancor di più l’ipotesi di confronto con la comunità blogger locale di cui faccio fatica a capire i contorni. E per chi, per professione,è abituato a misurarsi con un pubblico, si tratta di una limitazione importante. Ho trovato comunque significativo l’incontro con Luca. Io mi sono auto-iscritto all’incontro mentre lui mi cercava per invitarmi. Le vie della rete sono finite.

AGGIORNAMENTO: di Luca Conti segnalo la condivisibile campagna informativa sul blog del presidente Spacca. La mia l’ho detta sul blog di Enrico: la vera vergogna del blog del presidente è che vi campeggi un solerte copyright. Me n’ero già occupato in uno dei primi post della mia vita ma credo che sia il segno di come un’amministrazione pubblica intenda la comunicazione. Strumenti nuovi non fanno politiche nuove.

Anna for president

Ci sono coincidenze che fanno pensare. Richiedono a Ciampi di candidarsi dopo che lui ha già detto di non essere interessato. Il giorno stesso Ciampi diventa bisnonno: la nipotina è nata qui ad Ancona. Si tratta certamente di una coincidenza. Tanto casuale, quanto indicativa dal momento che il presidente uscente ha sempre detto di voler fare il nonno. In primo luogo, la candidatura di Ciampi, è una forzatura. Non sorprende data la provenienza: gli stessi che hanno candidato Andreotti. A maggior ragione non è una proposta ricevibile dal momento che l’attuale fase politica richiede necessariamente figure nuove. Tra quelle che sono state finora accennate (presentate è troppo dato lo scarso coraggio dei soggetti proponenti) ne emerge una: Anna Finocchiaro (il link va seguito: nella biografia è definita spostata, tanto per capire la considerazione che gode tra i suoi). Innanzitutto è donna: un valore per questa politica. Accanto ad essere stata funzionaria della Banca Italia aggiunge l’impegno come magistrato. Ma, ancora più importante, è mora, siciliana e ha 51 anni. O lei alla presidenza della repubblica o nessuno.

Rsf

Un terzo della popolazione mondiale vive in paesi dove la libertà di stampa non esiste. Lo  sottolinea Reporter senza frontiere nel suo rapporto annuale  relativo al 2005. Per i giornalisti è stato l’anno più terribile dal 1995: 63 redattori sono stati uccisi assieme a cinque collaboratori di  media;oltre 800 sono stati arrestati, più di 1.300 aggrediti o  minacciati;oltre un migliaio di media sono stati censurati. Ma anche l’inizio del 2006 non è stato tranquillo: 16  giornalisti e sei collaboratori dei media uccisi;  complessivamente 119 giornalisti e 56 cyberdissidenti in  prigione per aver semplicemente fatto il loro mestiere. Raramente un anno era cominciato così male come il 2005: il  5 gennaio era stata rapita Florence Aubenas,inviata speciale in  Iraq per il quotidiano francese Liberation, assieme alla sua  guida, Hussein Hanoun. I due sono stati poi liberati l’11  giugno, dopo 157 giorni di prigionia. Nel frattempo altri giornalisti stranieri o iracheni sono  stati rapiti in Iraq e poi liberati: Giuliana Sgrena,  Marie-Jeanne Ion, Sorin Dumitri Miscoci sono solo alcuni di  questi. Poi è toccato a Jill Carroll, freelance americana a  Baghdad, e Rim Zeid e Marouane Khaazal della televisione  Sumariya TV.   La libertà di stampa – sottolinea il rapporto – non è  però in pericolo solo in Iraq. A Beirut i giornalisti vivono  nella paura di attentati contro di loro. Nel 2005 Samir Kassir e Gebrane Tueni, del quotidiano An-Nahar, sono stati uccisi e una  presentatrice della LBC è stata gravemente mutilata in un terzo  attentato. I cronisti politici più esposti non osano più  attaccare direttamente la Siria, accusata da molti di essere  responsabile di queste violenze. Altri hanno scelto la via  dell’esilio. La libertà di stampa – sottolinea il rapporto – ha i suoi  nemici nel mondo: Mahmoud Ahmadinejad, arrivato al potere in  Iran nel 2005, ha già fatto chiudere alcuni giornali moderati.  Ma è il re del Nepal Gyanendra che Rsf indica come il  principale ostacolo alla libertà d’espressione del 2005: il primo febbraio dell’anno scorso, infatti, aveva deciso di attribuirsi i pieni poteri e nei mesi seguenti centinaia di media, in particolare le tante radio indipendenti, sono stati censurati, mentre i giornalisti venivano arrestati in gruppi  sempre più consistenti.Quanto al metodo usato per ridurre al silenzio i giornalisti sgraditi,la prigione sembra essere il più utilizzato: più di un centinaio di loro sono detenuti nel mondo, con il duplice  scopo di punire il responsabile dell’articolo incriminato e di  fare paura a tutti gli altri. Le prigioni più piene di giornalisti del pianeta si trovano  in Cina, a Cuba, in Eritrea, in Etiopia, in Iran e in Birmania. In Asia si allarga la spaccatura tra paesi dove esiste e dove  non esiste libertà di stampa. Sempre pesante in Corea del  Nord, Bangladesh, Birmania e Cina, la situazione è migliorata  fortemente in India che mostra il suo attaccamento al pluralismo. Anche in Europa la situazione è peggiorata nel 2005. In Russia, Bielorussia, Uzbekistan e Azerbaigian cinque  giornalisti sono stati uccisi. Nell’America latina la  situazione è generalmente giudicata difficile, particolarmente  in Messico e Colombia, anche se la libertà di stampa è  riconosciuta ovunque tranne a Cuba. In questo continente sono  stati uccisi sette giornalisti. In Africa infine il problema  centrale per l’informazione resta l’impunità delle aggressioni  che vengono perpetrate contro giornalisti e addetti ai media.