I ds, la diversità, le primarie

Il 4 febbraio i Ds della provincia di Ancona faranno le primarie “chiuse” (?) per scegliere il candidato da proporre alla coalizione per le elezioni provinciali. Alla vigilia dell’appuntamento – a cui non posso partecipare perché “aperto”, cioè non iscritto – m’imbatto in questa intervista che Scalfari fece a Enrico Berlinguer. Ne estrapolo una parte da sottoporre ai tanti amici diesse che ho chiedendo loro dove sono stati in questi 26 anni. Qui il testo completo dell’intervista.

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità.

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione.

Enrico Berlinguer 28 luglio 1981

Commento censurato

Francamente non credevo che potesse capitare… Non approvo il mio primo commento a distanza di un anno e qualche mese dall’avvio di questo sito… mi dispiace ma credo che non ci siano alternative…trattasi di un pippone sul mobbing e la libertà di stampa… la censura non è ovviamente sui contenuti (anzi rilancio il sito che si chiede di pubblicizzare con qualche riserva ma faccio sempre in tempo a tornare indietro) ma sul metodo: si tratta di un commento off topic, privo di qualunque contenuto con qualsiasi cosa che pubblico o che interessa questo sito… il che ovviamente non vuol dire che non sia interessante di per sè. mi dispiace ma è così.

La normalità e l’enfasi

Ancora sugli scienziati. In particolare, i vertici della Regione Marche che continuano a dare bella prova di sè. Questa volta mi colpisce come padre e come giornalista. Di seguito, la nota diffusa dall’Ansa.

ANCONA, 28 GEN – Il fenomeno della devianza minorile  è “il problema del giorno”, come hanno sottolineato anche  durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario il procuratore  generale e il pm dei minori delle Marche, ma secondo il Garante  per l’infanzia Mery Mengarelli “è tempo di dare il giusto  valore e la meritata enfasi alla cosiddetta ‘normalità”.   Sesso a scuola, stupri videofilmati di minori, esibizionismo  sessuale sul web sono ormai cronaca quotidiana nelle Marche, e  non solo, ma se è giusto perseguire i reati e “richiamare i  dirigenti scolastici e gli insegnanti a controllare e denunciare  – osserva il Garante – non si può limitare l’attenzione ai  minori solo alla problematicità. L’impegno culturale, il  volontariato, lo sport, lo studio – dice Mengarelli – in questo  modo passano in cavalleria. Con il rischio di far apparire  mosche bianche una maggioranza che essendo normale non fa  notizia”. “Se è vero che in una foresta fa più rumore un  albero che cade che 100 piante che crescono, basta girare il  faro sulle piante che crescono, scegliendo di enfatizzare la  normalità”.

A parte che per rispondere basterebbe vedere gli stessi dati dfiffusi dall’ufficio che la signora dirige (ecco quelli riferiti al Corriere Adriatico) sull’osservatorio dei media. In sostanza si tratta degli articoli pubblicati su un dato argomento. Balza all’occhio che la stragrande maggioranza sono su promozione dell’infanzia e dell’adolescenza, scuola e educazione, mentre quelli riferiti alle violenze e così via sono minoritari. Largamente minoritari.
Il punto che mi preme, però, è quell’enfatizzare la normalità. Credo che sia il segno maggiore del degrado che ci investe. Chi fa il proprio dovere è un eroe; nella vita come a scuola. Ma che è mondo è questo che la signora ci propone? Siamo al ribaltamento di ogni processo pedagogico. E questo per un garante dei minori, è davvero troppo.

La malattia e il sesso

“Voglio fare sesso almeno una  volta nella vita”. A Oxford, in risposta a questo pressante  desiderio, le suore di un ospizio hanno partecipato alla ricerca  di una prostituta per un ragazzo che rischia di non arrivare ai  trent’anni a causa di una grave forma di distrofia muscolare e  che era deciso ad avere almeno una volta nella vita un rapporto  intimo con una donna.   “Siamo arrivati alla conclusione che era nostro dovere  sostenere Nick sotto il profilo emozionale e aiutarlo a  garantirsi la sua sicurezza fisica”, spiega suor Frances.   Non è stata una scelta facile. A capo di Douglas House  Hospice, un ospizio da lei fondato nella celebre città  universitaria inglese per l’assistenza a bambini e ragazzi  affetti da devastanti malattie, la religiosa ha raccontato alla  Bbc che in un primo tempo si è sentita totalmente spiazzata  quando uno dei giovani invalidi – Nick Wallis, un ragazzo di 22  anni costretto alla carrozzella dalla distrofia muscolare – ha  chiesto il loro aiuto nella ricerca di una prostituta.   Suore, medici, infermieri, amministratori dell’ospizio hanno  dibattuto a lungo sul che fare. Hanno innanzitutto esaminato se  rischiavano di commettere qualche reato assecondando la  richiesta di Nick e aiutandolo a organizzare un incontro erotico  a pagamento. Su questo versante hanno ricevuto risposte  rassicuranti.   Il comitato etico dell’ospizio è stato anch’esso sondato e  non ha avanzato obiezioni sostanziali quando è stato informato  che le condizioni mediche non permettevano a Nick di farsi una  fidanzata e di poter quindi conoscere le gioie di un’intimità  basata su un legame di amore e di reciproca attrazione. “Nick – racconta Suor Frances alla Bbc che sulle storie  umane dell’ospizio ha girato una serie di documentari-verità -  desiderava provare un’esperienza sessuale prima di morire e ha  deciso che lo poteva fare soltanto a pagamento. Era pronto ad  andare avanti con o senza il nostro sostegno e siamo giunti alla  conclusione che era nostro dovere morale assisterlo”.   Un’infermiera dell’ospizio, Chris Bloor, ha materialmente  collaborato con Nick per trovare via Internet una prostituta  all’altezza del compito.   L’incontro è avvenuto a casa del ragazzo, con un’infermiera  del Douglas House Hospice e un secondo adulto in ‘standy’ in  un’altra stanza “in caso di bisogno”.   Nick ha detto alla Bbc che tutto è andato per il meglio:  “Lei si è rivelata una donna affascinante, intelligente e  piacevole di quasi trent’anni. Sapeva come fare con le persone  nervose. Le due ore sono passate in fretta e in modo  soddisfacente. Emozionalmente non è stata un’esperienza al  cento per cento appagante ma mi ha dato fiducia e un certo grado  di normalità”.   Il ragazzo non esclude la possibilità di un bis: “Non credo  che necessariamente ripeterò l’esperienza ma nemmeno scarto  quest’ipotesi”.   Suor Frances è contenta di quanto è successo e della  pubblicità che il caso sta avendo: “Nick – afferma – ha messo  la società di fronte ad un tabù. Anche le persone portatrici  di handicap vogliono amore a pieno titolo ma troppo spesso sono  vittime di pregiudizi sociali”.

L’anatra immortale

Un’anatra centrata da un  cacciatore e chiusa per due giorni nel frigo in attesa di essere  cucinata è sopravvissuta all’odissea. La moglie del cacciatore, aprendo il frigo, ha notato che  l’anatra era ancora viva. La donna ha subito chiesto alla figlia  di portare l’anatra ad un ospedale per animali a Tallahassee (Florida). Qui il resistente volatile è stato curato da ferite alle ali ed alle gambe. L’anatra è poi stata trasferita in un rifugio per animali. Secondo i veterinari “ha un 75 per cento di possibilità di sopravvivere”. Ma, dopo le ferite riportate, non potrà mai tornare in cattività.

Cassazione 2

I due ragazzi condannati dalla corte  torinese avevano sviluppato una cosiddetta “rete p2p” (peer to  peer) per scambiare file con altre persone collegate a internet.  Il sistema era semplice: bastava collegarsi ad un server istallato nel computer di  un’associazione studentesca del Politecnico di Torino. Per poter  ottenere le chiavi d’accesso occorreva condividere la propria scorta di musica, film, videogiochi o software. Tutto spesso  protetto dalla legge sul diritto d’autore. Una filosofia di  scambio “do ut des”, diffusissima su internet, che permetteva  a tutti di scaricare file gratis dalla rete.   Secondo i giudici piemontesi i due giovani autori di questo  sistema di scambio file ‘au pair’ erano colpevoli di aver  violato agli articoli 171 bis e 171 ter della legge sul diritto  d’autore (n. 633/41) che punisce chi, “a scopo di lucro”,  diffonde o duplica file e contenuti multimediali protetti da  copyright.  Ma l’attività dei due imputati – spiega la Suprema Corte  nella sentenza n.149 depositata lo scorso 9 gennaio – non aveva  alcun “fine di lucro”, e quindi non si configurava l’effettiva  violazione della legge.   “I giudici di merito – si legge nelle motivazioni della  sentenza – hanno erroneamente attribuito all’imputato un’attività di duplicazione dei programmi e di opere dell’ingegno  protette dal diritto d’autore, poichè la duplicazione in  effetti avveniva ad opera dei soggetti che si collegavano con il  sito e da esso, in piena autonomia, prelevavano i file e  nello stesso ne scaricavano altri. Doveva essere esclusa  l’esistenza del fine di lucro da parte degli imputati in  potendosi ravvisare una mera attività di scambio”.  Non solo, anche in relazione al sequestro, in casa di uno  degli imputati, di un software per generare codici seriali per  registrare illegalmente software protetti da copyright, “doveva  escludersi ogni fine commerciale”.   Per questo motivo i giudici di Piazza Cavour, rilevando che  “le operazioni di download sul server di materiale informatico non coincide con le ipotesi criminose fatte dai  giudici torinesi”, e che per “scopo di lucro” deve intendersi  “un fine di guadagno economicamente apprezzabile o di  incremento patrimoniale da parte dell’autore del fatto, e che  non può identificarsi con un vantaggio di altro genere”, ha  annullato senza rinvio la condanna per i due ragazzi che sono  stati prosciolti definitivamente.

Cassazione 1

Scaricare da internet film, musica o  programmi tutelati dal diritto d’autore non è reato se questo  non implica alcun guadagno economico. Lo spiega la Terza sezione  penale della Corte di Cassazione che ha annullato la condanna a  tre mesi e 10 giorni di reclusione inflitta dalla Corte  d’Appello di Torino a due giovani che avevano scaricato e  condiviso in rete tramite un computer di una associazione  studentesca del Politecnico di Torino file musicali, film e  software protetti da copyright.

Scrivere

Giorni di piombo. Dalle 7 a mezzanotte, con in mezzo molto lavoro. Niente pensieri molesti, però, e questo aiuta. Quando finisce, finisce per davvero. Frase che si fa fatica a comprendere, specie nel turbine delle giornate, e che invece quando fai tua, diventa un mantra di incalcolabile valore. E’ finita l’età di mezzo, il differire l’azione dal pensiero, la dipendenza dalle frustrazioni, specie quelle imposte. Anche il tono intimista e diarista del post – alla Liala, per carità – lo dimostra. Oggi non so quante mila battute ho già scritto ed aspetto l’orario di chiusura – la seconda in settimana – scrivendo ancora. Quando ero giovane, molto giovane, mi piaceva scrivere. Adesso aver tolto il piacere dallo scrivere lo rende meno necessario e più divertente. Meno sofferente. E anche meno intuitivo. Però è vero che ci sono volte che le mani vanno sulla tastiera da sole. Anche sul lavoro, il che è un rischio ovviamente. C’è un collegamento diretto tra cervello e tastiera, che diventa un terminale nervoso autonomo. Vabbè, forse è solo che piove e non c’ero più abituato.

Lo scienziato 2

Lo scienziato che se l’è presa con la Nestlè in consiglio regionale scrive un altro mucchio di sciagure per giustificarsi. Lo equiparo al Papa quando parla di unioni civili quanto a congruità dell’intervento. Personaggio – il soggetto della Nestlè, non il Papa che finchè parla ai suoi fa benissimo a dire quello che dice – in cerca di autore e di visibilità. Resta la critica di fondo: ne ho piene le palle di queste persone piccole che s’arrogano il diritto di parlare per me della mia vita quotidiana. C’è una inadeguatezza della classe politica che rasenta l’incredibile e anziché vedere segni di miglioramento mi pare che stiamo andando sempre peggio.

Alle armi

Abbiamo dichiarato guerra alla Nestlè. Viene in mente la battuta degli svizzeri che dichiarano guerra alla Cina. Quanti sono? dice Mao. Sette milioni presidente. E in che albergo stanno? Vabbè non è granchè come battuta. Ma la decisione suscita comunque ilarità. Ma anche un po’ di rabbia. Per chi non lo sapesse: il consiglio ha approvato una mozione per non usare i prodotti Nestlè nelle Marche. Perché la Nestlè è cattiva ecc. ecc. Non tanto per il contenuto: un bel boicottaggio non si nega a nessuno. Quanto per la inutilità della discussione: siete sicuri, cari i miei consiglieri regionali, che vi pago quel fior di stipendio – oltre ad avervi votato, ma questo capisco è un problema mio – per queste stronzate? Non c’è qualche urgenza in più pregnante? Se volete una lista, sono a disposizione. Gratis, ovviamente.