Con 81 giornalisti uccisi il 2006 è stato l’anno peggiore dal 1994. Il dato è pesante e Reporter senza Frontiere, che ha pubblicato oggi il rapporto annuale sulla situazione della libertà di stampa nel mondo, punta il dito anche contro le democrazie e le accusa di vigliaccheria. Secondo Robert Menard, segretario generale dell’organizzazione che ha scritto la prefazione del rapporto, esiste “un atteggiamento di rinuncia dei paesi democratici a difendere i valori che dovrebbero incarnare”. Come nel caso delle caricature di Maometto, quando gli Stati sono sembrati timorosi di “guastare i rapporti con i regimi arabi” scrive Menard. Agli 81 giornalisti uccisi vanno aggiunti altri 32 operatori del mondo del media. Iraq (64 morti), Messico (9), Filippine (6), Russia, Colombia e Sri Lanka (3) e Libano (2) sono i paesi più pericolosi per i professionisti dell’informazione secondo RSF che in 160 pagine descrive la situazione di 98 paesi del mondo, paese per paese. Nel 2006, 871 giornalisti sono stati imprigionati, 1472 minacciati, 912 media censurati e almeno 56 sequestrati. La preoccupazione cresce per il 2007 dove solo a gennaio sono già stati uccisi 10 professionisti e 142 sono stati imprigionati. L’omicidio della reporter russa Anna Politkovskaia, nell’ottobre scorso, è per RSF l’esempio che “anche i giornalisti con più appoggi internazionali non sono al sicuro”. Il rapporto rileva inoltre la minaccia che rappresenta oggi l’uso di internet come canale di espressione: almeno 60 persone sono finite in prigione per aver pubblicato sul web articoli critici nei confronti delle autorità. La Cina è la prima “dittatura del web” seguita da Vietnam, Siria, Tunisia, Libia e Iran. Nella carta del mondo della libertà di stampa esistono alcune zone dove la situazione è definita buona: il Canada, la Namibia e alcuni paesi europei, tra i quali Portogallo, Grecia e i paesi del centro-nord. Soddisfacente è invece la situazione in Italia, in Francia, Spagna, Stati Uniti. Le aree in difficoltà sono Russia, Messico, Algeria, Marocco. La situazione si fa molto critica in Cina e in Medio Oriente.
AFRICA: qui il “disprezzo per i giornalisti è una costante” scrive RSF: 17 capo redattori di testate sono prigionieri in Etiopia, 17 reporter in Eritrea. Costa d’Avorio e Zimbabwe sono tra i paesi africani “più pericolosi”. In Repubblica democratica del Congo e Gambia gli assassini godono della “complicità del governo”.
MEDIO ORIENTE: con almeno 64 professionisti uccisi e 20 sequestrati l’Iraq è da quattro anni il primo “predatore della libertà di stampa” nel mondo. Per RSF i paesi arabi “non hanno conosciuto miglioramenti democratici significativi”: l’Arabia Saudita è il paese “più repressivo nel mondo”, mentre in Libia “l’autocensura è generalizzata”.
ASIA: le violazioni della libertà di stampa hanno raggiunto un livello “allarmante”: 16 giornalisti morti, 328 arrestati, 517 aggrediti. La censura è un fenomeno “molto esteso” soprattutto in Cina e Corea del Nord.
AMERICHE: è l’America latina a preoccupare RSF. In Messico l’ omicidio dei 9 giornalisti “è rimasto quasi impunito”, 2 sono scomparsi. La situazione in Bolivia “si sta degradando”. A Cuba almeno 20 giornalisti sono in prigione, 10 sono stati obbligati a lasciare la Colombia. Al centro, in Costa Rica e Panama esiste una “libertà relativa”.