No, tranquilli. Le elezioni non c’entrano. I due giorni di silenzio dipendono dall’influenza. O meglio da una fastidiosa bronchite che questa mattina ho convertito in tre giorni di malattia.
Programma dei 3 giorni: mettere a posto lo studio; inserire quanti più libri possibile su anobii; sistemare il software di connessione telefonica; orgia di basket e Csi in tv.
Per quanto riguarda le elezioni, non ci ho proprio azzeccato (il ballottaggio non ci sarà), ma ci sono andato vicino. Soprattutto era intercettabilissima la traccia che portava all’astensione. La cosa più drammatica è che sicuramente l’hanno sentita tutti: e allora perché non cambiare qualcosa?
Ora stanno tentando di ingarbugliare le cose, dicendo che è un voto contro il Pd. Ovviamente no, è un voto contro il modo in cui viene fatto da persone che non ne volevano sapere e che all’improvviso ne diventano i paladini.
Il sindaco lancia il partito dei sindaci: poteva non farlo? Meglio allora Chiamparino che dice un percorso federale e dal basso per il Pd. Il partito dei sindaci è invece l’ennesima riproposizione della casta e soprattutto è inutile se non sarà accompagnato da una serie ridefinizione di ambiti e di competenze tra cui appare ineludibile la soppressione delle province.
Comuni più grandi: ad Ancona ne basterebbero quattro (Ancona, Senigallia, Jesi e Fabriano); che accorpano tutte le funzioni ora sparse per enti, società e consorzi. Funzioni direttamente collegate alle risorse dell’Unione europea (che sta scegliendo le aree funzionali), del Governo e della Regione che potrà finalmente programmare. E basta.
