Post311 (m’ero scordato il titolo e l’ho raccattato da strada)

Stop, si chiude, a meno che gli amici greci non ci forniscano di internet point a prezzi modici. Peccato, perché stavo marciando con dati molto soddisfacenti.

Mi rimangono in canna alcune cose. Se posso le scrivo in viaggio.

Una è sicuramente la questione delle intercettazioni. La svolgo di strafugo solo per sottolineare che il problema non è che D’Alema o Fassino parlino con Consorte. Possono parlare con chi gli pare. Lo scandalo è che abbiano negato di averlo fatto. La menzogna della politica – più che la casta – non è più sopportabile.

Leggo poi di una condivisibilissima presa di distanza dall’inflazione di BarCamp e dalla messa a disposizione negli incontri delle proprie competenze a seconda della convenienza. Non credo che debba fare specie: era già scritto. Fare qualcosa di nuovo è difficile specie se si usano strumenti nuovi per fare cose vecchie (con il vestito nuovo, direbbe il solito Guccini).

Ho preso per mano Steve Fabbro e qualche soddisfazione m’è arrivata. Andate a trovarlo e sostenetelo, nel caso impari a usare i commenti.

A poi. Forse.

Avvocato di strada

Una tutela giuridica qualificata, organizzata sotto forma di volontariato ed in modo del tutto gratuito, alle persone senza fissa dimora. E’ l’obiettivo dell’associazione “Avvocato di strada” che  ha presentato oggi il  proprio sportello anconetano che è stato attivato presso la Mensa del Povero “Padre Guido”. Referente locale dell’asssociazione – che al momento è composta da due avvocati, sei tirocinanti e una sociologa per consulenze di supporto – è l’avvocato Daniele Valeri. “Il problema dei senza fissa dimora – afferma – sta diventando sempre più frequente anche ad Ancona”. Sebbene non esistano statistiche ufficiali, si calcola che siano circa 50-60 le persone che attualmente gravitano tra dormitori, centri di assistenza o che vivano proprio in strada. A questi ci sono da aggiungere tutti i clandestini. “Si tratta di un numero crescente – prosegue Valeri – e soprattutto di una tipologia in continuo mutamento. Non è infrequente, infatti, trovarvi persone che fino a poco tempo fa conducevano una vita del tutto normale e poi, all’improvviso, magari per la perdita del lavoro, si sia trovata senza punti di riferimento”. A queste persone viene offerta tutela giuridica per qualsiasi necessità. “E’ un lavoro – specifica Valeri – assolutamente gratuito e volontario che non attinge alla richiesta di gratuito patrocinio ma si basa esclusivamente sulle sottoscrizioni volontarie”. Per ora, lo sportello resta aperto il secondo (dalle 18 e 30 alle 19 e 30) e il quarto giovedì del mese (dalle 14 e 30 alle 15 e 30) presso la sede della Mensa del Povero.

Sinistra,giornale,pallacanestro

Che venerdì. E l’oroscopo mi benedice: chissà forse sono io che non capisco.

Cominciamo dal fondo. La Virtus è in finale nel campionato di basket e questo ovviamente mi rende molto felice. In preda a un furore scaramantico d’annata, ieri sera non ho visto la partita in tv, e l’ho barattata con un incontro sull’unità della sinistra. Giuro. Tra Fantozzi della corazzata Potemkin e Nanni Moretti di te lo meriti Alberto Sordi. Tanto, era il pensiero sotteso al gesto eroico, la partita la vedi in replica a mezzanotte. Sky ha sempre fatto la replica di qualsiasi insulsa e stupida partita. Tranne ovviamente di questa. Ma era la degna conclusione della giornata. Della serie di semifinale, vorrei ricordare il gesto dell’arbitro (mi sfugge il nome) che invita Michelori a rialzarsi dopo un contatto con un avversario ritenendolo un simulatore. Il giorno dopo Michelori è stato operato per la ricostruzione del legamento crociato anteriore e per la regolarizzazione del menisco mediale e del menisco laterale. Ne avrà per sei mesi, il simulatore. Auguri.

Unità della sinistra. Vabbè, lo avevo promesso che mi sarei impegnato di più. L’ho fatto. Eviterei qualsiasi commento, anche perché non avendo partecipato a tutto l’incontro sarebbe sbagliato. Dico le due cose che più mi sono piaciute. L’intervento di un bancario – eh sì anche i bancari hanno un’anima ma soprattutto il cuore a sinistra – che vive “una disarmonia personale” rispetto alle attuali forme della politica e quello che pensa e vuole vivere e fare. Sensazione che faccio mia. Poi m’è piaciuto molto un ragazzo in lacoste bordeaux (serve per identificarlo, non per criticarne l’uso del brand che anzi incontra il mio favore, sia chiaro) sulla scarsa capacità di attrattiva dei messaggi che vengono proposti e dalla necessità di un ricambio di facce ineludibile. Concordo anche sul fatto che “partecipazione” non può essere la ricetta universale mentre resto più scettico sulla necessità di “nuovi linguaggi”. Forse strumenti ma il linguaggio non può che essere uno solo. Ed è molto antico e, come dice il vate Guccini, costa tanta fatica.

Il giornale è invece stato determinante per creare una forte riflessione sulle mie responsabilità nel generare un rapporto di lavoro poco gratificante. In realtà è partito tutto dall’atteggiamento di alcuni colleghi per cui il massimo impegno quotidiano è sbolognare. Preferendo, anche sbagliando, l’assunzione di responsabilità, non mi posso  poi lamentare se prendo le fregature. Cosa che puntualmente s’è verificata nel pomeriggio quando, in via del tutto incidentale, sono venuto a sapere delle sostituzioni estive e, di conseguenza, dell’addio definitivo al trasferimento/promozione a cui anelavo. Ora sono curioso di vedere come reagisco. Sia nei confronti dei colleghi sia di me stesso. Ieri sera il mio caposervizio ha detto, scherzando, di volermi fare l’antidoping per quanto avevo lavorato. Ecco, uno s’incazza con il proprio lavoro e per reazione lavora di più. Devo essere proprio scemo.

Il congresso dell’Arci e le inadempienze della Regione Marche

Alla vigilia della suo congresso  regionale, che si terrà sabato al Ridotto delle Muse di Ancona, l’Arci Marche invita la Regione a “rivedere la sua  politica culturale, troppo stretta dalle maglie dei partiti e  degli assessorati”, riconoscendo all’Arci (27 mila i soci nelle  Marche e un milione in Italia), il ruolo di soggetto politico e  sociale dell’associazionismo, che gli è attribuito anche nelle  leggi.

“Ci si cristallizza sempre, sugli stessi enti e gli stessi  successi” ha detto oggi durante una conferenza stampa il presidente dell’Arci Marche Massimiliano Bianchini. “Siamo  obbligati a vedere gli stessi film, ad ascoltare gli stessi  concerti e a leggere gli stessi libri”, gli ha fatto eco Carlo  Pesaresi, presidente di Arci Ancona, mentre Ornella Pucci,  presidente di Arci Pesaro, si è domandata “se la  spettacolarizzazione degli eventi, finanziati con i soldi  pubblici, produca veramente una crescita culturale”.

Al primo posto nella politica culturale della Regione, l’Arci Marche mette l’associazionismo e la partecipazione dei cittadini. La legge sulla promozione sociale – dicono i  rappresentanti dell’Arci – approvata dalla Regione nella passata  legislatura, non ha funzionato a pieno per mancanza di finanziamenti, i progetti culturali concretamente pensati dalla  gente favoriscono la coesione sociale e il radicamento delle iniziative sul territorio. Al contrario, affidare la cultura  sempre agli stessi enti, porta all’omologazione delle  manifestazioni.

“E’ ora di verificare se i costi degli interventi facciano veramente crescere l’offerta culturale – ha  riassunto Pucci – pretendendo che il governo di centro sinistra  affronti la questione”. All’ordine del giorno del congresso  anche la rappresentanza delle fondazioni culturali, “finanziate  dai cittadini e dagli enti locali – ha ricordato Pesaresi – ma  gestite da Cda, che non ne sono la reale espressione”, i  finanziamenti statali (pari ad un milione di euro l’anno) per le  politiche giovanili, e la Convenzione Unesco di Parigi, sulla  protezione della diversità delle espressioni culturali.

Al  congresso, che festeggia anche i 50 anni della fondazione dell’Arci, partecipano, tra gli altri, il presidente nazionale Paolo  Beni, il sottosegretario per i Beni e le Attività culturali  Daniele Gattegno Mazzonis, e 60 delegati, in rappresentanza dei  sette comitati territoriali delle Marche.

5×1000 al Gus

In tempo di dichiarazioni dei redditi, torna utile fare un po’ di promozione sociale. Per quanto riguarda il 5×1000 ho scelto il Gus di Macerata (codice fiscale da indicare sull’apposito quadratino 92004380439). Cialtronissimi per quanto riguarda il sito (anche se vedo che finalmente lo aggiorneranno, per trovare il cf ho dovuto fare un giro dell’oca), per tutto il resto sono davvero persone di prim’ordine che, lontani da fanfare e riflettori, lavorano con grande dedizione e professionalità. Per i pochi interessati, l’8×1000 lo davo allo Stato. Poi quando ho scoperto che serviva a pagare i buffi di Scapagnini, ho scelto i valdesi. Speriamo che almeno loro tengano botta.

 AGGIORNAMENTO: leggo ora su Vita (complimenti per il sito) che il Gus risulta non validato per carenza di autocertificazione. Mi informo. Intanto scopro che oltre a me siamo in 29 a sostenerlo con il 5xmille.

Mi faccio in due per voi

Nasce ufficialmente oggi il mio secondo blog. Lo trovate qui. Doveva essere il blog per mio figlio ma lui non ne ha voluto sapere. Doveva essere un aggregatore ma era troppo complicato. Una frase in un recente post mi ha aperto la strada ed è nato medesimo disegno desideratorio. Dovrebbe, nelle aspettative, essere il blog più intimo, lasciando qui invece la parte più professionale e informativa. Intanto buon divertimento.

Galliani,mafia,basket

Egregio Signor Adriano Galliani, le chiedo per piacere di smetterla di occuparsi di pallacanestro. Tanto lo scudetto l’Olimpia non lo vincerà mai. Ha già fatto tanto male al calcio e sarebbe davvero esiziale che i suoi rapaci artigli facessero ancora più male al basket italiano di quanto già il basket stesso è stato capace di farsi. Ci sono moltissimi sport di cui potrebbe occuparsi senza fare danni. Tanto per lei l’importante è solo guadagnarci. Sia gentile, stia alla larga. Con immutata disistima, la saluto cordialmente

Fiorello mi fa un baffo

Avete presente Fiorello quando fa lo scemo e racconta di prepararsi alla visione della partita in tv e la moglie gli dice: stasera andiamo a casa degli amici per vedere le diapositive? Ecco, Fiorello mi fa un baffo. Stasera, 20 e 30, playoff di basket, gara 2 di semifinale, si incontrano Virtus Bologna e Milano. Io non la vedrò: sarò a casa degli amici a scegliere la casa delle vacanze. SANTO SUBITO O COGLIONE DA SEMPRE?

Vita da cani?

LONDRA – Al giorno d’oggi l’espressione  “vita da cani” non ha proprio più ragione d’essere o le va  dato un significato completamente diverso: in cibo il miglior  amico dell’uomo può costare ormai più di un essere umano,  anche molto di più. E lo stesso vale per i gatti.   Un’inchiesta condotta dal domenicale ‘Sunday Times‘ nei  reparti ‘Cats and Dogs’ dei supermercati britannici ha segnalato  che i padroni – in particolare le coppie senza figli e i single  – comprano per i quadrupedi casalinghi delikatessen sempre più  costose.   Prendete i supermercati Waitrose: lì sono ad esempio in  vendita salcicce per cani a base di trippa e cacciagione che  costano circa 36 euro al chilo, tre volte più della salcicce  standard di marca ‘Duchy Selections’ per i normali bipedi umani.   Stessa musica nei supermercati Tesco, dove è in vendita un  dessert per cani (‘Hilife Dog Just Dessert’) ad un prezzo pari a  10,5 euro al chilo mentre per lo stesso dolce a base di mele e  bacche destinato al consumo umano si paga un pò meno di otto  euro al chilo.   Da Sainsbury, la seconda catena di supermercati dopo Tesco,  85 grammi di tonno per gatti costano circa il doppio rispetto  alla stessa scatoletta riservata agli esseri umani: 61 pence  contro 33.   A riprova del loro status di membri a pieno titolo della  famiglia e spesso di figli surrogati, cani e gatti possono  adesso contare anche su prodotti alimentari bio o dietetici.   Una scatoletta di duecento grammi di fegato bio, cucinato con  timo e mais (anch’essi rigorosamente bio), costa la bellezza di  9 euro ma – spiega Alldog, la ditta che l’ha messo in vendita  con il nome ‘Liver Love’ – ha un grosso pregio: “Abbiamo  testato il prodotto sugli esseri umani. I padroni possono  mangiarlo anche loro tranquillamente come snack, assieme al  cane”.   Secondo una recente ricerca di mercato il giro d’affari per  l’alimentazione di cani e gatti cresce del 19% all’anno in un  Paese come la Gran Bretagna. I padroni spendono e spandano non  soltanto in un incontenibile empito zoofilo ma nel tentativo di  tener sano il proprio ‘pet’, che nel caso dei cani tende spesso  all’obesità e va quindi nutrito in modo oculato.   Roger Mugford, psicologo per animali domestici, ha però  detto al ‘Sunday Times’ che si sbaglia chi crede di far felice  il cane o il gatto comprandogli cibo da gourmet senza badare al  prezzo: “Un cane che vive in strada con un barbone ha una vita  migliore di un super-cane che se ne sta tutto il giorno solo  soletto in casa mentre il padrone fa un sacco di soldi per  mantenerlo al meglio”.

San Michele

Grazie. Io penso di essere molto fortunato per le persone che ho conosciuto nella mia vita. Anche quelle a cui devo – con la mia necessaria complicità – esperienze poco felici. La rete ha ampliato questa possibilità di relazione – ne parlavo un po’ di tempo fa sulla difficoltà di fare incontri reali durante quella che per molto tempo è stata l’occasione principe di formazione come il viaggio – permettendo di avere esperienze altrettanto importanti con più azioni esecutive del medesimo disegno desideratorio. Perché desiderare di conoscersi e ri/conoscere altri è comunque la straordinaria molla che permette di andare comunque avanti. Finchè il desiderio, che molto più ci guida della necessità, vive, la capacità di resilienza matura, cambia, rinasce. Perché tutto questo pippone? Perché una delle persone che ho conosciuto è Michele Marcucci che mi ha sistemato WP in pochi secondi e quindi lo voglio ringraziare? Senza dubbio. Ma anche perché leggo in giro – me compreso – invettive, pipponi, tutti di una tristezza infinita senza che ci sia il minimo segno di desiderare qualcosa di veramente vicino e reale che possiamo, da subito, incidere per cambiare. Hit it, dice il nostro grande vate, partendo per Chicago con gli occhiali scuri, di notte, con mezzo pacchetto di sigarette e poca benzina. Ecco, questo voglio dire oggi: facciamolo.