Una cosa da leggere.
Una cosa da fare.
E una notte da passare correggendole bozze delle Cento Città.
Auguri.
Qualche post fa, parlavo della difficoltà di aderire al prossimo sciopero dei giornalisti. Non devo essere il solo se al congresso nazionale della Fnsi, il collega Lirio Abbate propone lo sciopero alla giapponese. Cioè di fare sciopero scrivendo una notizia in più anzichè astenendosi dal lavoro. Mah, comunque ci voglio pensare. Inutile dire che di questa proposta nel titolo della notizia non v’è traccia, così come è fuorviante il titolo sull’intervento di Alessandro Brignone, direttore della Fieg. Sullo stesso sito della Fnsi, trovate il link a Lsdi che porta a questo articolo. Allora di che stiamo parlando?
Insomma, non sono l’unico ad avere questo problema al boot fi ubuntu. In un caso, poi con l’Acer. Mi piace la risposta: se funziona tutto non ti preoccupare e vai avanti. Mi piace ma non soddisfa il mio senso estetico. Comunque oggi almeno il wifi funziona…
Eccolo il regalo di Natale da non perdere. Il calendario di Aynaku è pronto e aspetta solo di essere acquistato on line. Secondo me se Aynaku uscisse da questo augusto confine dell’esotismo e liberasse la fantasia diventerebbe uno dei primi tre illustratori di Italia. Comunque davvero bravo.
Sfidando la pioggia e l’influenza, ho portato il portatile all’installfest di egloo, il linux user group di Ancona. Un pomeriggio molto divertente, in cui ho anche potuto misurare di non essere del tutto digiuno di argomentazioni tecniche, che è servito a superare l’inconveniente che non mi consentiva di installare ubuntu sul portatile. Adesso questo post lo scrivo dall’acer. Non che tutto funzioni, anzi, il boot s’incastra. In partenza mi dice che non riesce a collocare le regioni X su un ponte; poi a metà del boot il menu grafico s’interrompe, parte un fdisk (?) sul file system e va avanti in maniera terminale. Poi la rete senza fili, parte una volta sì e una no. Ma, insomma, adesso posso provare ad andare avanti da solo. Ringraziamento pubblico doveroso a Paolo, Alfredo, Americo e Marco. E lasciate in pace il mio FAT32.
A Urbino, un appuntamento da non perdere, e che invece perderò quasi sicuramente. A meno che non ammazzi tutti i colleghi del giornale lanciando prima un proclama sul web… Ah, a tal proposito potete usare tutto quello che trovate in rete di me (foto comprese) per fare i resoconti. Se proprio dovete scegliere la foto, mi piace quella a Portonovo per il towel day (didascalia: si vedeva che era strano), oppure anche quella al desk che sta sul blog (tra l’altro in questo momento indosso lo stesso maglione). L’altra sfiga è Urbino, potrei andare a lavorare nel pomeriggio, con questo programma giornaliero: partenza ore 7, Urbino ore 9, Macerata ore 14, ritorno a casa a notte. Minchia… Per renderlo perfetto ci vorrebbe un po’ di neve.
Di ritorno dal Linux day e in attesa del Settimanale da Amandola che devo registrare. Due o tre considerazioni volanti.
Ascoltando alcuni degli interventi, ho scritto alcune note sui motivi di difficoltà che incontro nell’addentrarmi nel mondo Linux. Motivi anagrafici: sembravo un pedofilo fuori dalla scuola, fortuna che erano tutti uomini (vedi twitter precedente), Motivi tecnici: apprendere anche la dose sindacale richiede tempo, tanto tempo, che io non posso permettermi. Tra l’altro, non credo corretto “usare” solo il software open source (sebbene sia un primo passo) come se fosse software “normale”. Ma questa forse è solo una fisima. Terzo e ultimo, forse già scritto,ma che comunque racchiude anche il resto: la pigrizia. Passare da consumatore passivo a consumatore attivo è un cambiamento di abitudine mentale che alla mia età non è facilissimo. Lavorerò sui miei figli.
Comunque, incontri di questo tipo restano sempre molto interessanti, anche nella loro difficoltà di comprensione (che per me s’aggira sul 50 per cento), e anche su temi il cui interesse sfiora lo zero assoluto. Per esempio, l’intervento sulle immagini e sugli archivi. Epperò, anche lì, è stato bravo il relatore, Paolo Andreoni, che spiegando la genesi di DjVU e il ricorso ad algoritmi diversi per ogni layers, è riuscito comunque a trasmettere una modalità di pensiero sulla risoluzione di un problema specifico che può essere applicato al generale. M’è piaciuto.
L’intervento di Alfredo, di Cmlug, sulle reti wifi ripropone invece la difficile relazione tra accesso pubblico a internet e decreto Pisanu. Molti sanno come la penso (ip personale fisso per sempre) e oggi riflettendoci sopra qualche dubbio m’è venuto. Non sulla privacy, quanto sulla sicurezza. E’ clonabile un ip? Non ho fatto la domanda perché mi sembrava piuttosto off topic ma vorrei lavorarci sopra.
Ovviamente, con il culo che mi contraddistingue in questo periodo, non so se riuscirò ad andare nel pomeriggio all’appuntamento alla casa delle culture per installare ubuntu sul portatile a causa di una fastidiosissima influenza che, altrettanto ovviamente, si presenta all’inizio di tre giorni di riposo. Un gentilissimo ragazzo all’ingresso (di Calimera, tra l’altro, ma ha un po’ storto il naso quando io gli ho detto che è bellissima) ha cercato di spiegarmi l’inghippo della mancata installazione affermando che moltoprobabilmente Acer ha già occupato tutte e quattro le possibili partizioni. Mah… mo’ ci penso. E se installassi Ubuntu, facendo poi una partizione per Xp? Brr che paura.
La nostra inviata da Amandola si sta comportando benissimo. Tra l’altro è bellissima. Vado a prendere il bambino a scuola e poi li porto a pranzo.
“Ed io, guardando quella piacevole gente, quei visi onesti accesi dal vino, dal sole, dal ballo, quelle donne enormi, quelle esili ragazze, quegli omaccioni dagli occhi fondi e dalle mani crude, penso che questo è il popolo italiano, vivo, leale, allegro, bonario, e che la lotta politica in Italia, per andare d’accordo con il carattere del nostro popolo dovrebbe essere aperta, cordiale, umana, cortese, non quella specie di truce rissa che è diventata: e se proprio ha da essere una politica da arrabbiati, sia almeno una politica Rabbita, come la musica di questa allegra comitiva marchigiana, nata da un estro antico e libero da un umore (e da un amore) lieto e leale”.
La citazione risale al 1954 ed è di Curzio Malaparte. La devo ad Alberto Berardi. In vista del 10 dicembre, giornata della Madonna di Loreto e giornata delle Marche, è il punto di partenza della mia personalissima riflessione sul mutamento genetico di questa razza. I marchigiani, non i politici che, come si vede, 50 anni fa erano perfettamente uguali a quelli di oggi.
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Certe volte mi chiedo perché i giornalisti sono da quasi tre anni senza contratto. Certe volte le risposte arrivano da sole: per esempio qui. Lo so che dovrei dire “io lo avevo detto” o che dovrei essere contento di quello che sta accadendo al Sigim avendolo puntualmente anticipato (membri del cdr testimoni). Purtroppo non ci riesco. Anzi provo una grandissima tristezza. Con che faccia verranno a chiedere di fare sciopero la prossima volta, chiunque delle due liste possa prevalere? Posso senza dubbio dire in anticipo che non mi vergognerò a dire di “no”, qualunque sia l’esito del congresso della Fnsi. E questo è il vero dispiacere.