
Un po’ di tempo fa, avevo parlato della spedizione di un gruppo di amici sulle orme di Giuseppe Tucci. Adesso che sono tornati hanno scritto un primo report che allego insieme alle due foto (che sono copyright Artenomade).
Si è conclusa con successo la spedizione himalayana partita da Macerata il 23 settembre. I sette componenti sono tornati sani a salvi a casa dopo più di un mese di impegnative avventure tra le remote lande dell’Humla, distretto nord occidentale del Nepal al confine con il Tibet. Gianfranco Borgani, Maurizio Serafini, Wendy Farinelli, Luciana Vagge, Stefano Luchetti, Luciano Monceri e Michele Serafini hanno riportato il sunto dell’impegnativo trekking, durato 20 giorni, realizzando immagini video e foto professionali che quanto prima saranno presentati al pubblico. Dai primi resoconti interessantissima sembra la documentazione antropologica di popolazioni che vivono sopra i 4000 metri di altitudine e che sembrano immuni da contatti con il mondo moderno. I Bhootia, etnia di origine tibetana, popolano la Limi Valley e vivono senza mezzi di comunicazione di massa, senza elettricità, senza mezzi meccanici e senza strade. Coltivano esclusivamente orzo, grano saraceno e patate in campi ricavati faticosamente dalle pendici montane, grazie a sistemi di terrazzamenti, ed allevano ovini e yak. Sono essenzialmente buddhisti anche se ancora sopravvivono fenomeni di animismo e sciamanesimo. Commerciano con il Tibet, che dista almeno 10 giorni di cammino,sale, pelli di leopardo ed essenze vegetali. Diffuso è ancora il sistema della poliandria, cioè il matrimonio tra una donna e più uomini fratelli. Conservano gelosamente, al contrario del Tibet dopo l’invasione cinese, gli antichi tesori dei monasteri che restano ricchi ed integri. Il sistema sociale è retto da decisioni prese dagli anziani dei villaggi che si riuniscono quotidianamente al crepuscolo. Il mantenimento di questi nuclei arcaici è dovuto essenzialmente alla difficile raggiungibilità della regione. La strada carreggiabile più vicina dista ben 10 giorni di cammino. Solo una piccola pista aerea sterrata raggiunge Simikot, il capoluogo, ma i piccoli aerei volano solo in condizioni atmosferiche idonee, lasciando spesso l’Humla senza rifornimenti per mesi interi.

La stessa spedizione maceratese ha dovuto attendere una settimana prima di poter far volo nell’Humla. Dopodichè solo cammino per un dislivello totale di 18.000 metri che ha toccato il culmine al Nyalu La Pass a 5.000 metri d’altitudine. La spedizione era organizzata grazie al trasporto bagagli da parte dei muli e alla competenze di alcune guide che hanno fatto da interpreti per tutto il percorso. L’alimentazione è stata curata da uno staff che ha saputo mescolare le poche materie prime reperibili con alcuni alimenti portati dall’Italia, quali parmigiano, olio d’oliva, pasta e biscotti. Alcuni momenti difficili per i componenti della spedizione sono dipesi dall’alta quota che ha portato a tutti i classici sintomi del mal di montagna, superati presto con l’adattamento, dalle rigide temperature notturne arrivate anche a -20° e dal maltempo. Una situazione delicata si è avuta, proprio poco prima del passo più impegnativo, dopo un abbondante nevicata con oltre un metro di neve. I muli affondavano nella neve fresca e non sono più riusciti a procedere, costringendo la spedizione a un bivacco forzato a 4.800 metri d’altezza e a terminare l’itinerario senza animali e quindi con molti più chili sulle spalle. Dopo le spedizioni nella valle di Spiti del 2001 e quella al Monte Kailash in Tibet del 2003, questa dell’Humla di quest’anno consacra definitivamente Arte Nomade come l’erede delle ricerche himalayane intraprese lungamente dal grande orientalista Giuseppe Tucci, che già auspicava questa ripresa della grande tradizione marchigiana di studi orientali.