Arriva Bene Comune

Nasce www.benecomune.net il sito  promosso dalle Acli nazionali che vuole contribuire a riportare  l’oggetto del dibattito sociale e politico del nostro Paese sui  contenuti veri. La redazione coordinata da Leonardo Becchetti,  professore straordinario di economia politica a Tor Vergata,  avrà come principale finalità quella di leggere l’attualità,  di sviluppare proposte e commenti, di lanciare una pista di  riflessione per una società realmente attenta al Bene Comune.

Si tratta di un progetto che non ha precedenti in Italia, in  quanto mette lo strumento di internet a disposizione del  pensiero cristiano. Responsabile del progetto è Michele Rizzi,  vice presidente delle Acli: “Oggi, più che mai c’è bisogno di  ritornare a pensare a cosa significhi Bene Comune per noi e per  la comunità in cui viviamo”, spiega. “Con questo progetto -  aggiunge – si intende realizzare un luogo di discussione aperto  a tutti, dando spazio a opinioni su temi emergenti e creando nel  tempo una rete solida di esperti che con il loro contributo  possano fornire nuovi strumenti per leggere e interpretare la  realtà odierna, partendo dalla comune riflessione sulla  Dottrina Sociale della Chiesa”.

Lacrima e Second life

Oggi è uscita la seconda mia fatica dedicata alle tecnologie sull’inserto domenicale del giornale. Non ho ancora visto l’effetto sul cartaceo, in rete è buffissimo. L’articolo s’è sovrapposto a una precedente pagina dedicata alla Lacrima di Morro d’Alba, pregiato vitigno marchigiano, e l’effetto è molto divertente.

Aggiornamento: ecco il pdf

sl.pdf

WordPress e Ubuntu, appello agli smanettones

Da leggersi con i police in sottofondo che ritmano message in a bottle….

a) perché il post che il plugin twitter-tools mi pubblica automaticamente alla fine della giornata è illeggibile (sbandiera male la prima riga) con la combinazione XP+Firefox? Mentre è a posto se uso Ubuntu+Firefox oppure IE7 (sempre sul mio Pc) oppure IE6 sul pc del giornale che ha sempre Windows come sistema operativo? Sulla prima riga manca il quadratino nero che segnala le righe successive: può essere qui l’inghippo?

b)  preso ormai dalla foga Ubuntesca- ho anche divorato un manuale di Luca Suriano su Unix per capire che cosa stavo facendo – avevo deciso di fare il passo ulteriore: cioè installarlo anche sul portatile, accanto a XP. Ora, facendo la stessa identica cosa (boot dal cd della versione nuova) arrivo al momento della partizione. Ma lui non mi dà le tre opzioni (come sul Pc di casa) e cioè (cito a memoria) partiziona accanto a altro sistema operativo, fai un’unica partizione, manuale, bensì solo le ultime due. Di fatto impedendomi di andare avanti perché così perderei XP. Dove sbaglio? Avete tempo fino a sabato per rispondere, altrimenti provo alla Casa delle culture in occasione del Linux Day.

La spedizione tornata dal Nepal

dscn2365.jpg

Un po’ di tempo fa,  avevo parlato della spedizione di un gruppo di amici sulle orme di Giuseppe Tucci. Adesso che sono tornati hanno scritto un primo report che allego insieme alle due foto (che sono copyright Artenomade).

Si è conclusa con successo la spedizione himalayana partita da Macerata il 23 settembre. I sette componenti sono tornati sani a salvi a casa dopo più di un mese di impegnative avventure tra le remote lande dell’Humla, distretto nord occidentale del Nepal al confine con il Tibet. Gianfranco Borgani, Maurizio Serafini, Wendy Farinelli, Luciana Vagge, Stefano Luchetti, Luciano Monceri e Michele Serafini hanno riportato il sunto dell’impegnativo trekking, durato 20 giorni, realizzando immagini video e foto professionali che quanto prima saranno presentati al pubblico. Dai primi resoconti interessantissima sembra la documentazione antropologica di popolazioni che vivono sopra i 4000 metri di altitudine e che sembrano immuni da contatti con il mondo moderno. I Bhootia, etnia di origine tibetana, popolano la Limi Valley e vivono senza mezzi di comunicazione di massa, senza elettricità, senza mezzi meccanici e senza strade. Coltivano esclusivamente orzo, grano saraceno e patate in campi ricavati faticosamente dalle pendici montane, grazie a sistemi di terrazzamenti, ed allevano ovini e yak. Sono essenzialmente buddhisti anche se ancora sopravvivono fenomeni di animismo e sciamanesimo. Commerciano con il Tibet, che dista almeno 10 giorni di cammino,sale, pelli di leopardo ed essenze vegetali. Diffuso è ancora il sistema della poliandria, cioè il matrimonio tra una donna e più uomini fratelli. Conservano gelosamente, al contrario del Tibet dopo l’invasione cinese, gli antichi tesori dei monasteri che restano ricchi ed integri. Il sistema sociale è retto da decisioni prese dagli anziani dei villaggi che si riuniscono quotidianamente al crepuscolo. Il mantenimento di questi nuclei arcaici è dovuto essenzialmente alla difficile raggiungibilità della regione. La strada carreggiabile più vicina dista ben 10 giorni di cammino. Solo una piccola pista aerea sterrata raggiunge Simikot, il capoluogo, ma i piccoli aerei volano solo in condizioni atmosferiche idonee, lasciando spesso l’Humla senza rifornimenti per mesi interi.

dscn2387.jpg

La stessa spedizione maceratese ha dovuto attendere una settimana prima di poter far volo nell’Humla. Dopodichè solo cammino per un dislivello totale di 18.000 metri che ha toccato il culmine al Nyalu La Pass a 5.000 metri d’altitudine. La spedizione era organizzata grazie al trasporto bagagli da parte dei muli e alla competenze di alcune guide che hanno fatto da interpreti per tutto il percorso. L’alimentazione è stata curata da uno staff che ha saputo mescolare le poche materie prime reperibili con alcuni alimenti portati dall’Italia, quali parmigiano, olio d’oliva, pasta e biscotti. Alcuni momenti difficili per i componenti della spedizione sono dipesi dall’alta quota che ha portato a tutti i classici sintomi del mal di montagna, superati presto con l’adattamento, dalle rigide temperature notturne arrivate anche a -20° e dal maltempo. Una situazione delicata si è avuta, proprio poco prima del passo più impegnativo, dopo un abbondante nevicata con oltre un metro di neve. I muli affondavano nella neve fresca e non sono più riusciti a procedere, costringendo la spedizione a un bivacco forzato a 4.800 metri d’altezza e a terminare l’itinerario senza animali e quindi con molti più chili sulle spalle. Dopo le spedizioni nella valle di Spiti del 2001 e quella al Monte Kailash in Tibet del 2003, questa dell’Humla di quest’anno consacra definitivamente Arte Nomade come l’erede delle ricerche himalayane intraprese lungamente dal grande orientalista Giuseppe Tucci, che già auspicava questa ripresa della grande tradizione marchigiana di studi orientali.

Il radar nell’area protetta. Della serie “In che mani siamo” 2

Il professore Carlo Alberto Graziani, già presidente del Parco dei Sibillini, ha lanciato questo allarme che volentieri replico.

La produzione di energia eolica e la prevenzione dei rischi meteorologici sono cause nobilissime che occorre sostenere con molta determinazione, ma anche con molto giudizio. In realtà spesso chi se ne fa paladino non guarda in faccia a nessuno e a farne le spese rischiano di essere sempre i soggetti più deboli, i luoghi più delicati, da noi le vette inviolate dei Sibillini.
 Ai numerosi progetti  di gigantesche torri eoliche si aggiunge all’ultimo momento all’insaputa di tutti il progetto, presentato dalla Protezione Civile, di una deturpante torre che guarda i Prati di Ragnolo, paradiso invernale degli appassionati dello sci di fondo, dove in primavera fioriscono i narcisi  e le orchidee e in tutte le stagioni è possibile cogliere la bellezza della natura incontaminata.
 Si tratta precisamente di un elemento della rete nazionale di radar  della Protezione Civile che prevede una torre cilindrica alta circa 6 metri sormontata da un’orribile sfera metallica di circa 7 metri di diametro, con alla base grandi strutture in cemento armato, comprendenti locali e parcheggio, che occupano oltre 400 metri quadrati di superficie, da costruire, con la strada di accesso, proprio in cima alla Punta Ragnolo (metri 1557).  La Regione Marche si è affrettata a indicare i Sibillini motivando la scelta della Punta Ragnolo con il fatto che essa non rientra nel Parco, ma ha trascurato queste “piccole” circostanze: che la Punta è situata proprio al confine con il Parco e rientra in quel cuneo inserito nel cuore dei Sibillini e sottratto al Parco per la scelta miope compiuta quindici anni fa dal Comune di Sarnano; che essa rientra non solo in un’area floristica protetta regionale dove è previsto il vincolo di inedificabilità assoluta (ad eccezione delle opere di interesse pubblico), ma anche in un Sito di interesse comunitario e in una Zona di protezione speciale.
 Ora il progetto, riguardando appunto un’opera di interesse pubblico, ha imboccato un percorso privilegiato e domani giovedì 15 novembre sarà discusso dall’apposita Conferenza di sevizi per essere approvato.
 C’è da essere fortemente indignati. Non si tratta di dire no a qualsiasi intervento che tocchi il Parco né l’indignazione riguarda l’aspetto estetico dell’opera (che comunque è veramente brutta): a indignare sono le modalità con cui è stata condotta l’operazione, la disinformazione con cui sapientemente è stata circondata, l’accanimento nei confronti della montagna maceratese che è la piu’ fragile dal punto di vista naturalistico (la presenza dell’orso lo dimostra).  E’ gravissimo che nessuno – tranne qualche amministratore e qualche tecnico – sappia nulla!  Non è possibile agire in spregio dei più elementari principi democratici! Che si informi adeguatamente la popolazione e tutti gli interessati (che sono tanti), che si discuta, che si esaminino le soluzioni alternative (cosa che la Regione si è guardata bene dal fare) e che poi si faccia una scelta consapevole e condivisa. Se si dimostrerà attraverso questo percorso democratico che solo a Punta Ragnolo può essere collocato il radar, allora si accetterà la collocazione perchè la prevenzione dei rischi, l’incolumità delle persone devono avere il primo posto.
 Altrimenti non ci si può lamentare che nascano i comitati per la difesa del proprio territorio, che le persone si allontanino dalla politica e che finiscano per disprezzare chi amministra la cosa pubblica.