Ho trovato molto significativo e pregnate l’intervento del presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Massimo Rossi, in ordine alla conferenza programmatica di Urbino. Non avendone ancora trovato il testo integrale sulla rete, nonostante il sito della provincia di Ascoli sia ben nutrito di documenti, ne riporto un resoconto giornalistico.
Il presidente della Provincia di Ascoli Piceno Massimo Rossi è scontento della politica culturale della Regione Marche, e critica l’impronta spettacolare e poco partecipata impressa alla Terza conferenza programmatica della cultura, tenutasi il 1 dicembre a Urbino “Dalla cultura e in particolare dai suoi attori specializzati – dice Rossi – ci si attende problematizzazione ed approfondimento, sguardo critico, pratiche esemplari. Colpisce dunque, e sotto certi aspetti ferisce, che nelle Marche sia invece proprio il mondo della cultura a essere coinvolto in un’operazione di banalizzazione e svuotamento di uno dei nodi più delicati e complessi delle forme rinnovate di democrazia: la partecipazione”.
Che cos’è stata infatti la conferenza di Urbino, si chiede il presidente della Provincia, “se non uno ‘spettacolo” che si vuol far passare per incontro di condivisione e coprogettazione? Nonostante gli sforzi dell’assessore Luigi Minardi per convincere del contrario, è difficile sostenere che una successione di pur utili relazioni informative su proposte di legge e progetti regionali realizzi la partecipazione”.
Sappiamo tutti, osserva Rossi, che la programmazione partecipata non si fa nei teatri enunciando o facendo illustrare dal palco ciò che “ci va”, “così come sappiamo che quelle informazioni, nell’era dell’informatica, sarebbero potute arrivare ai convocati per vie più semplici e immediate fra l’altro risparmiando, in tutto o in parte, le svariate decine di migliaia di euro investite per l’evento, magari destinandole ad altre effettive necessità”.
Ma quello che veramente ha allarmato il presidente della Provincia ascolana sono stati i tavoli di lavoro. “Apparentemente orizzontali e con finalità di ascolto, in realtà – sostiene – hanno radunato alla rinfusa soggetti profondamente diversi e artificiosamente tenuti insieme dal prevalente e spesso unico collante dell’utilità, intesa come aspettativa di finanziamenti. Collante che da solo, senza ancoraggio ad una prospettiva più alta di idee ed azioni, frammenta, isola, sfalda reti e sistemi”.
Così, al tavolo per la valorizzazione dei piccoli centri sono stati invitati a presentare progetti i comuni minori, indistintamente tutti e tutti insieme. “Ma il contesto, dov’era? Dove, il progetto di sviluppo territoriale e sovracomunale (che integra sistema economico locale, reti sociali, patrimonio storico artistico, risorse naturali, paesaggistiche, umane) fuori dal quale i progetti culturali non hanno senso e speranza di vero futuro nè per i comuni grandi nè ancor di più per quelli piccoli”?
Rossi passa poi ad elencare una serie di scelte a suo giudizio discutibili adottate dalla Regione. E’ stata assegnata – dice – una quantità rilevante di risorse (oltre sei milioni di euro, fra fondi Docup e Apq relativi alle politiche giovanili) “senza procedure chiare e trasparenti, con palese ed ingiustificata concentrazione di esse su alcuni obiettivi non condivisi preliminarmente (digitalizzazione e nuove tecnologie nei musei), su alcuni destinatari e su alcune aree geografiche (Pesarese, Urbinate e Anconetano) a svantaggio di altre (in particolare Ascolano e Fermano)”.
“Si stanno poi sfaldando - rimarca – le connessioni sul territorio realizzate grazie al coordinamento delle Province e si indebolisce il lavoro che queste ultime stanno facendo per mettere a punto progetti integrati di sviluppo locale in coerenza fra l’altro con gli indirizzi europei”. Per Rossi, è ora che i responsabili della politica culturale della Regione Marche “scendano dai palcoscenici e entrino nella realtà dei territori, realizzando finalmente con le istituzioni locali (Province e Comuni) attraverso tavoli operativi e tematici una progettazione veramente partecipata”.