Buon 2009

Con qualche minuto di ritardo, ho inviato gli auguri a molti dei miei amici. Puo’ darsi che qualcuno sia rimasto fuori. L’anno scorso, gli auguri avevano il punto di domanda (buon 2008?) ma non perche’ abbia radar particolari… quest’anno punto di piu’ sulla ripresa…

soprattutto

possiamo

ancora

provare

ad ascoltarci

ascoltare

mentre

ridiventiamo

nomadi

nel silenzio

parlante

(Antonio

Santori)

buon 2.009 edoardo danieli www.edoardodanieli.it

Il libro di Franz

Franz Nachira mi indica in un commento alcune citazioni blibliografiche che mi sembra utile rilanciare con più evidenza. Non senza averlo ringraziato.

Segnalo un interessante libro di Enrico Grazzini, appena uscito: http://nuovo.enricograzzini.it/?cat=40
“L’economia della conoscenza oltre il capitalismo”
http://codiceedizioni.it/catalogo/pubblicazioni/leconomia-della-conoscenza-oltre-il-capitalismo
che arriva indipendentemente ad analisi e conclusioni analoghe.
Da leggere.
Vi allego il link dal quale si puo’ imdiatamente scaricare l’introduzione e la bibliografia
http://codiceedizioni.it/files/estratti/Grazzini_estratto_2.pdf
Mi sembra un buon segno. In assenza di pensatori o partiti che sviluppino l’analisi, forse l’analisi si sviluppera’ in modo collettivo e dal basso.
Franz Nachira – collettivo libero sapere

Una terra ai nativi digitali

Domani sul Corriere Adriatico.

ORDINE cronologico inverso. E’ la direzione del tempo nelle Marche. Si difende il passato, si nega il futuro; perpetuando l’arretratezza, cosicché l’innovazione s’arena nella difesa della rendita di posizione. Il mitico metalmezzadro veste sì i panni dell’immigrato digitale ma si confronta a malincuore con nuovi paradigmi sociali ed economici. Le Marche, così, respingono i nativi digitali e rischiano di diventare appetibili solo per i centenari.
L’immigrato digitale si contrappone al nativo digitale, a colui cioè che è nato da quando le tecnologie hanno generato quella convergenza che ha portato alla nascita di nuovi mezzi di comunicazione e soprattutto all’affermarsi di una società – detta della conoscenza – in cui la creazione di beni immateriali prevale sulla produzione tradizionale e il valore d’uso è l’unità di base dell’economia.
L’orgoglio di essere la regione più manifatturiera di Italia acceca al punto di non voler vedere altre prospettive. Così, specie fra i più giovani, la forza d’attrazione delle Marche è svanita. C’è una frase che indica ormai un divario insanabile: i figli non vogliono più fare i lavori dei padri. La risposta è, per certi versi, agghiacciante: rendere il sistema formativo più adeguato al mondo del lavoro. Sapere, insomma, è una colpa. Così si uccide una generazione ma si toglie anche una possibilità di crescita all’intero territorio. Chi non ha alcuna intenzione di farsi uccidere sceglie infatti la strada di andarsene. Magari con un volo low cost acquistato su internet.
La sfida della conoscenza non può essere più rimandata. Questo ci chiedono i nativi digitali, la generazione che è nata davanti ai monitor, che impara giocando, che inventa una nuova lingua, che non si sognerebbe mai di leggere un manuale ma sa far funzionare tutto alla perfezione, che a durata e continuità preferisce l’acceso-spento, che altro non è che l’uno-zero della numerazione binaria fondamento della tecnologia digitale. Che su questo vuole fondare un’economia basata sulla condivisione e sul tempo liberato dal lavoro e non sulla necessità della corsa all’acquisto. Una generazione che spinge per essere ascoltata, senza fare rivoluzioni ma con il rischio che presenti il conto alla fine. Quando sarà troppo tardi.
Ordine cronologico inverso. E’ la direzione di lettura dei blog dove quello che è scritto dopo, viene letto prima. Come questo articolo. Che, capoverso per capoverso, si può leggere da qui all’inizio. Con gli auguri per il 2009: la società della conoscenza possa produrre nelle Marche una terra di crescita e d’accoglienza per i nativi digitali.

Mail inutili e difesa dell’ambiente

In un numero sempre crescente di mail trovo questo disclaimer finale: “Stampa questa pagina solo se ne hai davvero bisogno…contribuisci anche tu a salvaguardare l’ambiente”. Benissimo, concordo appieno. Ma a qualcuno di questi ambientalisti, è mai venuto in mente quanto spreco di risorse – di ogni genere – c’è dietro l’invio di molte mail? Spreco innanzitutto di banda che è comunque una risorsa quando si inviano allegati pesantissimi e inutili; spreco di tempo per chi riceve mail non richieste; spreco di intelligenze quando si ricevono allegati con formati proprietari e così via… La pratica della mail sta diventando troppo scontata soprattutto perché collegata alla frase: tanto non costa niente. Non è ovviamente vero. Proporrei quindi di modificare il disclaimer iniziale: “Invia questa mail solo se ne hai davvero bisogno…contribuisci anche tu a salvaguardare l’ambiente”.

Italian tabloid

Se fosse James Ellroy inizierebbe così.

Il presidente era decisamente di malumore. Nemmeno lo spettacolino delle due gemelle gementi in giarrettiera riusciva a distrarlo. Non aveva mai pensato che la fine potesse essere così repentina. Anzi non aveva mai pensato che potesse finire. Eppure, il messaggio era stato chiarissimo. Vedeva anche che ormai la notizia della sua fine era ormai di dominio pubblico.Si stavano scannando. Sembrava di essere tornati quasi venti anni prima. Al  passaggio tra la prima e la seconda repubblica. Succedeva così ogni volta che s’apriva un vuoto di potere. Gli schieramenti erano i medesimi. Anche i personaggi erano gli stessi. Lo stesso ex poliziotto, adesso ex magistrato, da una parte. L’amico dello stalliere che pubblicava libri revisionisti e che aveva sparso i suoi circoli dappertutto protetti da avvocati in magliettina. I magistrati ovviamente schierati un po’ da una parte, un po’ dall’altra. Sorrise. Una gemella pensò di essere riuscita ad attrarre la sua attenzione e si tuffò ancora più a fondo nell’altra. Il presidente invece sorrideva pensando che chiunque avrebbe vinto, comunque, non sarebbe cambiato nulla. L’Italia in grigio era ormai una certezza. Si chiese se non era troppo chiedergli di andarsene con un attentato. Ma, d’altronde, meglio un bel botto, piuttosto che l’attesa aggressione del tumore ormai inarrestabile. Specie se il botto fosse servito ad indirizzare l’opinione pubblica verso una precisa richiesta d’ordine. Sbuffò. Si slacciò i pantaloni e chiamò le gemelle.

Berlusconi, Sky e la servitù

Volevo scrivere qualcosa di intelligente sulla vicenda Berlusconi e Sky. Leggo che penne ben più autorevoli si stanno già accapigliando. La lettura che preferisco è quella di un presidente furioso perché viene contestato in televisione, da una donna, e da una donna che non ha contribuito a lanciare (diciamo così visto che questo blog è letto anche da minori). Inaudito. Ma non è una lettura sufficiente. Allora apro un libro e leggo.

Si deve sapere che la servitù vuole ormai essere amata realmente per se stessa; e non più perché procurerebbe qualche vantaggio estrinseco. Poteva passare, prima, per una protezione; e ora non protegge ipù da nulla. Ora la servitù non cerca di giustificarsi pretenendo di aver conservato, in cosa alcuna, altro lusso che quello della pura gioia di conoscerla.

Debord, ovviamente, quasi venti anni fa.

Precari e terremoti

Cercavo notizie sul terremoto di questa notte sul sitodell’Istituto di geofisica e vulcanologia. Mi sono imbattuto (qui) in una intelligente forma di protesta che rilancio. In sostanza il sito – la cui valenza informativa è fuori discussione – è gestito da precari che rischiano di non poter più lavorare. Mi pare doveroso  rilanciare la loro protesta.