All’amico che Facebook non mi fara’ mai ritrovare

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Minchia, quante ne abbiamo fatte… nella foto siamo appena arrivati a Bangkog, direi almeno venticinque anni fa… siamo alla stazione dei bus, quella a sud… stiamo aspettando di partire per Phuket… non equivocate sullo sguardo, non e’ fattanza ma un lunghissimo viaggio con Egypt air…chissa’ dove sara’ adesso… di lui amavo l’ottimismo, la volonta’ di poter cambiare il mondo e a tratti la meravigliosa indolenza… un po’ del mio gusto per il piacere o per l’assenza di dolore lo devo a lui… a lui devo anche la capacita’ di aver compreso la mia forza autodistruttiva… e anche la passione per il trittico dell’amore: Love will tear us apart again in  musica; L’anno a tredici lune al cinema; Grande sertao su un libro… chissa’ dove sara’ adesso… qualche anno fa l’ho rivisto…voleva convincermi ad abbandonare tutto per ricominciare a fare i flying gypsie ma francamente non me ne andava piu’ di tanto….chissa’ dove sara’ adesso… forse morto, come ogni Eliogabalo della mia generazione… forse vivo con una nidiata di figli di ogni colore sparsi per le isole… dovunque tu sia, buon cammino

Faber Noster

Il primo ricordo nitido che ho di Fabrizio De Andrè mi riporta a mio babbo. Eravamo ancora a Bologna, probabilmente ai primi anni 70, quando babbo compro’ la Gs. Mi ricordo che diceva che era una delle prime quindi non dovrebbe essere difficile risalire all’anno. Nella macchina aveva lo stereo, quello a cassette che mi pare si chiamassero Stereo 8. Eravamo sul lettone della camera da letto, lo stesso, sul quale sentii alla radio la telecronaca di Borussia-Inter, quella della lattina. Chiesi a mio padre quali cassette avesse comprato. E mi rispose: “I miei cantanti preferiti, Milva e Fabrizio De Andre’”. Probabilmente, ma è una ricostruzione legata ai tempi, era “La Buona Novella”.

L’ascolto del bambino è riaffiorato in tempi da adolescente ma più che storia di un impiegato con Rimini e con la chitarra… sebbene ai tempi preferissi senz’altro Guccini. Creuza de ma fu invece la folgorazione, soprattutto per le sonorita’ che l’ispirano. Dopo e’ stata una scoperta, anche di quello piu’ antico che tuttora procede. I versi preferiti di De Andre’ sono due: “che la pieta’ non vi rimanga in tasca” e “passera’ anche questa stazione senza far male / passera’ questa pioggia sottile come passa il dolore”; la mia canzone preferita sono due Verdi Pascoli e Hotel Supramonte; il disco preferito La Buona Novella ma non credo che si possa pensare a Faber se non nella sua unicita’.

Ora che non c’e’ piu’ da dieci non ne sento la mancanza se non in senso lato, come sento la mancanza di voci autorevoli di qualunque genere. A Faber, in questo momento, sono grato anche per questo ricordo di mio padre. Non so perche’, forse gli sarebbe piaciuto.

Gli auguri di Bebo

Gli auguri piu’ sinceri (e divertenti) che mi sono arrivati sono di Alberto Bebo Bignami (ne trovate traccia su Facebook).

A chi mi ha inviato per il 2008 auguri di pace e serenita’ comunico che non e’ servito a un cazzo. Per il 2009 inviare soldi, buoni benzina, bonifici o altro materiale fruibile. Grazie e buon anno.