Ormai ho preso il vizio. L’appuntamento di domani sera è a Civitanova dove modero un incontro con Giorgio Tonini, capolista del Pd al Senato. Anzi, se vi viene in mente qualche domanda da fare… così lavoro meno. Prima, però, nel pomeriggio, colloqui con gli insegnanti di mio figlio grande.
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Je so’ fatto cala’ le nasse ovvero di come ogni donna dovrebbe festeggiare l’8 marzo
Arriva l’8 marzo e le migliori menti delle giornaliste (ma anche di alcuni giornalisti) sono al lavoro per fare la festa alla donna. Siccome sono un uomo pronto a tutto, questa volta dò ragione a mia moglie. La quale, schivando ogni forma di retorica di genere e curiosa studiosa (sulle tracce del nonno) di tradizioni locali, rispolvera la storia delle pesciarole di Civitanova. Trattasi delle venditrici di pesce con i carretti, curioso enclave di matriarcato – ormai sul viale del tramonto – di Civitanova. Deve a me (sottolineo) l’idea dal momento che l’ho portata a vedere (si sa, per Civitanova ho una passione smodata) un film realizzato da Roberta Saccoccio per conto della Mediateca delle Marche. Il titolo del documentario è “Mejo de pesce che d’oio santo” che significa meglio puzzare di pesce, con ciò essendo vivi, molto vivi, piuttosto che di olio santo, cioè a dire essere morti. Ma ancora più bella, e in tema d’8 marzo, la battuta che Mariì Muragna dice del marito, spiegando che lui che era operaio alla Cecchetti divenne pescatore per costruire la filiera corta casalinga della produzione e della vendita. “Je so’ fatto cala’ le nasse”. L’ho spinto (costretto, convinto) a gettare in mare le nasse, le retine con cui si pescano seppie e calamari. Ecco, questo è il mio augurio a tutte le donne per l’8 marzo: fateje cala’ le nasse. Il servizio va in onda domani alle 12 e 25 sul Settimanale del Tg Marche. Purtroppo è visibile solo nella nostra regione.