La politica e i marchigiani

“Ed io, guardando quella piacevole gente, quei visi onesti accesi dal vino, dal sole, dal ballo, quelle donne enormi, quelle esili ragazze, quegli omaccioni dagli occhi fondi e dalle mani crude, penso che questo è il popolo italiano, vivo, leale, allegro, bonario, e che la lotta politica in Italia, per andare d’accordo con il carattere del nostro popolo dovrebbe essere aperta, cordiale, umana, cortese, non quella specie di truce rissa che è diventata: e se proprio ha da essere una politica da arrabbiati, sia almeno una politica Rabbita, come la musica di questa allegra comitiva marchigiana, nata da un estro antico e libero da un umore (e da un amore) lieto e leale”.

La citazione risale al 1954 ed è di Curzio Malaparte. La devo ad Alberto Berardi.  In vista del 10 dicembre, giornata della Madonna di Loreto e giornata delle Marche, è il punto di partenza della mia personalissima riflessione sul mutamento genetico di questa razza. I marchigiani, non i politici che, come si vede, 50 anni fa erano perfettamente uguali a quelli di oggi.

Il radar nell’area protetta. Della serie “In che mani siamo” 2

Il professore Carlo Alberto Graziani, già presidente del Parco dei Sibillini, ha lanciato questo allarme che volentieri replico.

La produzione di energia eolica e la prevenzione dei rischi meteorologici sono cause nobilissime che occorre sostenere con molta determinazione, ma anche con molto giudizio. In realtà spesso chi se ne fa paladino non guarda in faccia a nessuno e a farne le spese rischiano di essere sempre i soggetti più deboli, i luoghi più delicati, da noi le vette inviolate dei Sibillini.
 Ai numerosi progetti  di gigantesche torri eoliche si aggiunge all’ultimo momento all’insaputa di tutti il progetto, presentato dalla Protezione Civile, di una deturpante torre che guarda i Prati di Ragnolo, paradiso invernale degli appassionati dello sci di fondo, dove in primavera fioriscono i narcisi  e le orchidee e in tutte le stagioni è possibile cogliere la bellezza della natura incontaminata.
 Si tratta precisamente di un elemento della rete nazionale di radar  della Protezione Civile che prevede una torre cilindrica alta circa 6 metri sormontata da un’orribile sfera metallica di circa 7 metri di diametro, con alla base grandi strutture in cemento armato, comprendenti locali e parcheggio, che occupano oltre 400 metri quadrati di superficie, da costruire, con la strada di accesso, proprio in cima alla Punta Ragnolo (metri 1557).  La Regione Marche si è affrettata a indicare i Sibillini motivando la scelta della Punta Ragnolo con il fatto che essa non rientra nel Parco, ma ha trascurato queste “piccole” circostanze: che la Punta è situata proprio al confine con il Parco e rientra in quel cuneo inserito nel cuore dei Sibillini e sottratto al Parco per la scelta miope compiuta quindici anni fa dal Comune di Sarnano; che essa rientra non solo in un’area floristica protetta regionale dove è previsto il vincolo di inedificabilità assoluta (ad eccezione delle opere di interesse pubblico), ma anche in un Sito di interesse comunitario e in una Zona di protezione speciale.
 Ora il progetto, riguardando appunto un’opera di interesse pubblico, ha imboccato un percorso privilegiato e domani giovedì 15 novembre sarà discusso dall’apposita Conferenza di sevizi per essere approvato.
 C’è da essere fortemente indignati. Non si tratta di dire no a qualsiasi intervento che tocchi il Parco né l’indignazione riguarda l’aspetto estetico dell’opera (che comunque è veramente brutta): a indignare sono le modalità con cui è stata condotta l’operazione, la disinformazione con cui sapientemente è stata circondata, l’accanimento nei confronti della montagna maceratese che è la piu’ fragile dal punto di vista naturalistico (la presenza dell’orso lo dimostra).  E’ gravissimo che nessuno – tranne qualche amministratore e qualche tecnico – sappia nulla!  Non è possibile agire in spregio dei più elementari principi democratici! Che si informi adeguatamente la popolazione e tutti gli interessati (che sono tanti), che si discuta, che si esaminino le soluzioni alternative (cosa che la Regione si è guardata bene dal fare) e che poi si faccia una scelta consapevole e condivisa. Se si dimostrerà attraverso questo percorso democratico che solo a Punta Ragnolo può essere collocato il radar, allora si accetterà la collocazione perchè la prevenzione dei rischi, l’incolumità delle persone devono avere il primo posto.
 Altrimenti non ci si può lamentare che nascano i comitati per la difesa del proprio territorio, che le persone si allontanino dalla politica e che finiscano per disprezzare chi amministra la cosa pubblica.

In che mani siamo

Niente più consiglieri regionali  “in settima fila” nelle cerimonie pubbliche a carattere  locale, magari seduti dietro a membri dell’esecutivo o perfino a  dipendenti pubblici. Il consiglio regionale delle Marche ha  approvato all’unanimità un regolamento che norma l’ordine delle  precedenze nelle cerimonie a carattere locale. L’atto, a  iniziativa dell’Ufficio di presidenza, è stato illustrato, per  la maggioranza, dal vicepresidente David Favia (Udeur), per la  minoranza da Francesco Massi (Udc).
Il testo – corredato da una tabella con dettagliate  indicazioni – disciplina le precedenze tra le cariche pubbliche  nelle cerimonie a carattere locale organizzate dalla Regione e  dagli enti dipendenti, disponendo con precisione il modo in cui  le autorità pubbliche prendono i rispettivi posti.   Un articolo prevede inoltre che Comuni e Province  disciplinino l’organizzazione degli eventi e delle cerimonie  secondo i propri ordinamenti sulla base dei principi previsti  dal nuovo regolamento regionale.
Scopo del provvedimento, secondo Favia, è quello di “ridare  dignità alla politica attraverso la sostanza delle idee, ma  anche attraverso la forma”. Favia ha ricordato che a rivedere  il cerimoniale statale aveva già pensato il consiglio dei  Ministri al termine della passata legislatura, ma che  “nonostante un parziale coinvolgimento della Conferenza dei  presidenti regionali, il risultato non è stato pienamente  soddisfacente”.
“Non è raro – ha osservato – assistere, nelle cerimonie, a  una postergazione dei consiglieri regionali e degli  eletti, dietro a membri dell’esecutivo e finanche a dipendenti  pubblici. Soprattutto nelle manifestazioni a carattere locale,  siamo convinti che il consigliere regionale non debba e non  possa essere considerato, in alcun modo, secondario rispetto ad  altre figure. In quanto eletto dai cittadini e in quanto  espressione dell’istituzione regionale deve riacquisire – ha  concluso – il suo spessore anche dal punto di vista  squisitamente formale”.    In piena sintonia Massi, che ha invitato a non valutare il  provvedimento come atto di “narcisismo della casta politica”.
“Questo atto – ha spiegato – serve molto al cittadino, perchè  gli consente di riconoscere debitamente i rappresentanti del  potere legislativo. E’ anche un segnale agli organizzatori delle  manifestazioni, che spesso non sono consapevoli del ruolo  dei consiglieri regionali”. E qui Massi ha fatto un esplicito  riferimento agli “amici prefetti” e a non meglio precisate  iniziative in cui “i consiglieri regionali stanno in settima  fila”. Un ultimo rilievo il relatore di minoranza l’ha rivolto  alla giunta regionale, criticando il fatto che, talvolta,  consiglieri regionali siano intervenuti a cerimonie parlando a  nome della giunta. E ha annunciato l’intenzione, invitando i  colleghi a fare altrettanto, di abbandonare le cerimonie nelle  quali dovesse ripetersi una tale evenienza.
Nella discussione è intervenuto anche Fabio Pistarelli (An),  che ha sottolineato l’opportunità dell’atto soprattutto per  migliorare i rapporti tra livelli istituzionali.Da registrare l’approvazione di alcuni emendamenti illustrati  da Giacomo Bugaro (FI) e l’uscita dall’aula, al momento del  voto, del vicepresidente della giunta Luciano Agostini (Ds) e  del segretario del consiglio Michele Altomeni (Prc).

Di come lo share divenne un elemento della mia famiglia: e chi lo avrebbe mai detto?

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Due punte da 17 . Non so cosa significhi di preciso, si riferisce allo share, cioè alla percentuale di televisori sintonizzati su un determinato programma televisivo. Il “Settimanale” del Tg3 Marche di sabato da Urbania, condotto da Patrizia, ha avuto questi due picchi e una media piuttosto elevata. Ovviamente non è merito, meglio non è solo merito, suo. Ma non è questo l’argomento del post, anche se la contentezza c’è, ovviamente. Il problema è precedente ed è un messaggio privato alla mia consorte. Visto? Meno squasi, quindi, e sempre e comunque orgoglio e motivazione per il proprio lavoro. Davvero brava.