Je so’ fatto cala’ le nasse ovvero di come ogni donna dovrebbe festeggiare l’8 marzo

Arriva l’8 marzo e le migliori menti delle giornaliste (ma anche di alcuni giornalisti) sono al lavoro per fare la festa alla donna. Siccome sono un uomo pronto a tutto, questa volta dò ragione a mia moglie. La quale, schivando ogni forma di retorica di genere e curiosa studiosa (sulle tracce del nonno) di tradizioni locali, rispolvera la storia delle pesciarole di Civitanova. Trattasi delle venditrici di pesce con i carretti, curioso enclave di matriarcato – ormai sul viale del tramonto – di Civitanova. Deve a me (sottolineo) l’idea dal momento che l’ho portata a vedere (si sa, per Civitanova ho una passione smodata) un film realizzato da Roberta Saccoccio per conto della Mediateca delle Marche. Il titolo del documentario è “Mejo de pesce che d’oio santo” che significa meglio puzzare di pesce, con ciò essendo vivi, molto vivi, piuttosto che di olio santo, cioè a dire essere morti. Ma ancora più bella, e in tema d’8 marzo, la battuta che Mariì Muragna dice del marito, spiegando che lui che era operaio alla Cecchetti divenne pescatore per costruire la filiera corta casalinga della produzione e della vendita. “Je so’ fatto cala’ le nasse”. L’ho spinto (costretto, convinto) a gettare in mare le nasse, le retine con cui si pescano seppie e calamari. Ecco, questo è il mio augurio a tutte le donne per l’8 marzo: fateje cala’ le nasse. Il servizio va in onda domani alle 12 e 25 sul Settimanale del Tg Marche. Purtroppo è visibile solo nella nostra regione.