il cucciolo dei predatori nasce inetto; il cucciolo della preda, quasi sempre, no. parlando di mio figlio, vorrei parlare di un predatore che, nell’accezione umana, non ha riguardo alla necessità di mangiare bensì alla quota di consapevolezza necessaria per non essere fagocitato in questo mondo dove si è prede in mille risvolti quotidiani. ed ecco allora che i dubbi sulla pretesa autonomia di un tredicenne diventano un esame di coscienza e questo post. vedere che il proprio figlio non chiede più cura perché rivendica autonomia e una pretesa diversità tipica dei tempi – che ovviamente sono cambiati – significa anche che molto più probabilmente sarà destinato ad essere preda piuttosto che predatore (sempre nell’accezione di cui sopra). c’è un’alternativa: che a tredici anni sia già predatore: ma di che cosa? il fatto che non riesca a capire la buona fede di chi vuole instillargli il dubbio non fa che crescere il rimorso. in particolare i giudizi trancianti sulla qualità della vita e sul tasso di compromessi necessari per andare avanti con cui s’addita la pretesa incapacità dei genitori di fare quello che dicono diventano uno strumento per aumentare la distanza (e diventare più preda) piuttosto che un elemento di confronto su cui cominciare a mettere in dubbio i propri passi e costringersi a essere predatori. non resta che il meme del momento, la narrazione (tra l’altro predatore solo è a una consonante da prefatore ma questo è un altro post), per costringere tutti e due ad incontarsi. il contrario di cucciolo inetto, è cucciolo atto. questo è l’auspicio.
la considerazione dei cuccioli dei predatori è di andrea pellegrini
il titolo del post è un evidente tributo a gerald durrell