Grazie alla Povertà.
Che ci consente di smascherare la finzione della nostra vita quotidiana. Che ci evidenzia la necessità come combattere la povertà significhi produrre condizioni migliori di vita non solo per gli altri, ma anche per noi.
Noi – da questa parte del mondo – non siamo poveri, anche se la povertà fa sempre più spesso capolino alle nostre latitudini. Eppure, ora, sperimentiamo la paura di non poter continuare a condurre i dispendiosi e dannosi stili di vita che ci siamo costruiti abbandonandoci a quel “finto progresso del comandamento: ama il consumo come te stesso”, come scriveva De Andrè.
Lottare contro la povertà significa, in primo luogo, ridurre ora il nostro consumo a un livello in cui si possa sperimentare un amore verso sé e verso gli altri che, accantonando il superfluo, non toglie niente ma, piuttosto, consente di aggiungere a ciascuno il necessario.
E’ essenzialmente una relazione intima per conoscersi e per riconoscere quanto ancora di umano possediamo. Conoscenza e relazione diventano così gli strumenti per combattere la nostra Povertà. Lotta che ci fa sentire più ricchi. In modo tale da poter aiutare e sostenere chi è Povero veramente. Chi alza ogni mattina senza sapere se mangerà o come morirà. Ma gli strumenti devono essere i medesimi: conoscenza e relazione. Diminuendo il divario tra chi ha e chi non ha potremo costruire percorsi di condivisione da costruire strade di speranza per tutti.
Buon lavoro