Il radar nell’area protetta. Della serie “In che mani siamo” 2

Il professore Carlo Alberto Graziani, già presidente del Parco dei Sibillini, ha lanciato questo allarme che volentieri replico.

La produzione di energia eolica e la prevenzione dei rischi meteorologici sono cause nobilissime che occorre sostenere con molta determinazione, ma anche con molto giudizio. In realtà spesso chi se ne fa paladino non guarda in faccia a nessuno e a farne le spese rischiano di essere sempre i soggetti più deboli, i luoghi più delicati, da noi le vette inviolate dei Sibillini.
 Ai numerosi progetti  di gigantesche torri eoliche si aggiunge all’ultimo momento all’insaputa di tutti il progetto, presentato dalla Protezione Civile, di una deturpante torre che guarda i Prati di Ragnolo, paradiso invernale degli appassionati dello sci di fondo, dove in primavera fioriscono i narcisi  e le orchidee e in tutte le stagioni è possibile cogliere la bellezza della natura incontaminata.
 Si tratta precisamente di un elemento della rete nazionale di radar  della Protezione Civile che prevede una torre cilindrica alta circa 6 metri sormontata da un’orribile sfera metallica di circa 7 metri di diametro, con alla base grandi strutture in cemento armato, comprendenti locali e parcheggio, che occupano oltre 400 metri quadrati di superficie, da costruire, con la strada di accesso, proprio in cima alla Punta Ragnolo (metri 1557).  La Regione Marche si è affrettata a indicare i Sibillini motivando la scelta della Punta Ragnolo con il fatto che essa non rientra nel Parco, ma ha trascurato queste “piccole” circostanze: che la Punta è situata proprio al confine con il Parco e rientra in quel cuneo inserito nel cuore dei Sibillini e sottratto al Parco per la scelta miope compiuta quindici anni fa dal Comune di Sarnano; che essa rientra non solo in un’area floristica protetta regionale dove è previsto il vincolo di inedificabilità assoluta (ad eccezione delle opere di interesse pubblico), ma anche in un Sito di interesse comunitario e in una Zona di protezione speciale.
 Ora il progetto, riguardando appunto un’opera di interesse pubblico, ha imboccato un percorso privilegiato e domani giovedì 15 novembre sarà discusso dall’apposita Conferenza di sevizi per essere approvato.
 C’è da essere fortemente indignati. Non si tratta di dire no a qualsiasi intervento che tocchi il Parco né l’indignazione riguarda l’aspetto estetico dell’opera (che comunque è veramente brutta): a indignare sono le modalità con cui è stata condotta l’operazione, la disinformazione con cui sapientemente è stata circondata, l’accanimento nei confronti della montagna maceratese che è la piu’ fragile dal punto di vista naturalistico (la presenza dell’orso lo dimostra).  E’ gravissimo che nessuno – tranne qualche amministratore e qualche tecnico – sappia nulla!  Non è possibile agire in spregio dei più elementari principi democratici! Che si informi adeguatamente la popolazione e tutti gli interessati (che sono tanti), che si discuta, che si esaminino le soluzioni alternative (cosa che la Regione si è guardata bene dal fare) e che poi si faccia una scelta consapevole e condivisa. Se si dimostrerà attraverso questo percorso democratico che solo a Punta Ragnolo può essere collocato il radar, allora si accetterà la collocazione perchè la prevenzione dei rischi, l’incolumità delle persone devono avere il primo posto.
 Altrimenti non ci si può lamentare che nascano i comitati per la difesa del proprio territorio, che le persone si allontanino dalla politica e che finiscano per disprezzare chi amministra la cosa pubblica.