Pace fatta al sindacato dei giornalisti

Giovanni Rossi, capolista di Marche  2010, è il legittimo segretario del Sigim (Sindacato  giornalisti marchigiani). Le elezioni per il rinnovo del  direttivo si svolgeranno entro il 30 aprile 2009, in anticipo  rispetto alla scadenza naturale del mandato (ottobre 2010). E’  questa la soluzione della contrapposizione tra le diverse  componenti dell’associazione regionale della stampa, insorta  dopo le elezioni del 27-28 ottobre scorsi e giunta fino davanti  alla magistratura.  

L’accordo – riferisce un comunicato – è stato raggiunto oggi  ad Ancona da tutte le parti in causa che hanno partecipato  all’udienza civile in tribunale, firmando una conciliazione  innanzi al giudice Daniela Marconi.   Gli otto colleghi pubblicisti della corrente Autonomia e  Solidarietà Giornalisti uniti delle Marche, che avevano  richiesto la sospensione cautelare dell’efficacia dello  scrutinio collaboratori nelle elezioni del 27-28 ottobre 2007,  hanno infatti ritirato il ricorso.   L’elezione dei consiglieri collaboratori Anuska Pambianchi  (Marche 2010 Nord) e Aldo Spadari (Marche 2010 Sud) risulta  pertanto “pienamente valida, come aveva già stabilito il 7  novembre la commissione elettorale, bocciando un primo ricorso  della lista sconfitta”.  

Giovanni Giacomini – informa ancora il comunicato – ha poi  legittimato tutti gli atti compiuti da Giovanni Rossi quale  nuovo segretario, sin dall’insediamento del 10 dicembre 2007. Da  parte sua Giovanni Rossi, di comune intesa con il suo  predecessore, convocherà un direttivo entro il 31 gennaio 2008  nel quale completare l’assegnazione delle cariche sociali con  l’elezione del vicesegretario professionali, alla quale è  candidato lo stesso Giacomini.

Le elezioni per il rinnovo del  direttivo Sigim si svolgeranno nella primavera 2009 (esattamente  entro il 30 aprile) in anticipo rispetto alla scadenza naturale  del mandato (ottobre 2010). I vertici della Fnsi hanno espresso  “piena soddisfazione per la soluzione della vicenda”.

La saga continua, della serie “Desperate housewives ci fa una sega”

Il 20 dicembre, annuncia una nota  del firmata dal segretario uscente del Sigim Giovanni Giacomini,  si riunirà per la prima volta il vero nuovo direttivo del  Sindacato dei Giornalisti marchigiani, convocato come da Statuto  dal primo degli eletti, Giovanni Giacomini, che provvederà a  insediarlo”.

La riunione, continua la nota, “servirà a cancellare la  folcloristica elezione di Giovanni Rossi che si è  autoproclamato segretario del sindacato dei giornalisti  marchigiani, e servirà ad avviare un confronto serio fra i  nuovi consiglieri per iniziare a svolgere il compito cui li  hanno chiamati i colleghi che li hanno eletti il 29 e 30 ottobre  scorsi”. Il direttivo è convocato “all’indomani dell’udienza  fissata dal giudice civile di Ancona, chiamato a pronunciarsi  sulla regolarità di due liste presentate all’elezione dei due  componenti collaboratori del direttivo e che a giudizio  pressochè unanime sono viziate da gravi irregolarità formali e  sostanziali”.

Secondo Giacomini, “è stato questo il primo degli strappi  di Giovanni Rossi a norme e regolamenti (lui, professionale, ha  presentato due liste di collaboratori in concorrenza l’una con  l’altra e nelle quali i candidati dell’una presentavano come  firmatari la lista avversaria) che sono proseguiti con l’occupazione abusiva della sede sociale (il segretario  Giacomini, custode dei beni del Sigim, non aveva autorizzato la  riunione nella sede sociale), proseguita con il rifiuto di  riconsegnare le chiavi della sede sociale e conclusasi con  l’invio non autorizzato di una serie di costosissimi telegrammi  a spese del sindacato stesso”.

Sono problemi questi, dice la nota, “che affronteranno i  probiviri dell’associazione e quelli della Fnsi, i quali  dovranno anche decidere se l’iniziativa di Rossi si configuri  come la costituzione di una seconda associazione di stampa nelle  Marche che è vietata dallo statuto federale e che di fatto  colloca coloro che dovessero aderire al di fuori della Fnsi.  Così come non è escluso che i fatti penalmente rilevanti  vengano segnalati alla magistratura”.   Il compito dei direttivo, invece, “sarà quello di superare,  con gli uomini di grande sensibilità sindacale che ne fanno  parte, questa fase di stallo e cominciare da subito a svolgere  il mandato ricevuto, cooperando con la Fnsi perchè vengano  ottenuti il contratto Fnsi-Fieg, rinnovato quello di  Aeranti-Corallo e finalmente stipulato quello per i colleghi  degli uffici stampa. Mentre in campo regionale dovrà essere  combattuta e limitata la tendenza di svuotare le redazioni e  disapplicare i contratti”.

Sigim, la guerra dei segretari

Guerra fra direttivi e segretari in pectore nel Sindacato Giornalisti marchigiani. Oggi si è insediato e ha rinnovato le cariche sociali il direttivo che fa capo alla lista Marche 2010. Con cinque voti ha eletto nuovo segretario del Sigim Giovanni Rossi, vice  segretario per i collaboratori Aldo Spadari e amministratore  Fabio Quirici. Ma il segretario uscente Giovanni Giacomini, il più votato nelle consultazioni del 27 e 28 ottobre  scorso, e la lista Autonomia e Solidarietà non riconoscono  quella che definiscono “l’autoconvocazione” di Marche 2010. Giacomini aveva convocato il nuovo direttivo per il 20  dicembre, il giorno successivo a quello in cui il giudice  dovrebbe pronunciarsi sul ricorso presentato per la presunta  irregolarità di due liste dei collaboratori collegate a Marche  2010. Stasera Giacomini ha confermato che il 20 si riunirà il vero direttivo, che proclamerà il vero segretario. Ma Rossi  ricorda che il direttivo era stato convocato da Giacomini per il  10 dicembre, con grave ritardo, e poi rinviato  “illegittimamente”. Nel frattempo, a norma di Statuto, Rossi ha annunciato le  dimissioni da delegato nazionale Casagit e membro della consulta  Casagit delle Marche per incompatibilità, e affidato il verbale  del direttivo e le schede di voto sigillate in custodia  fiduciaria ad un notaio.

Le Marche e la cultura secondo Massimo Rossi; in che mani siamo 3

Ho trovato molto significativo e pregnate l’intervento del presidente della Provincia di Ascoli Piceno, Massimo Rossi, in ordine alla conferenza programmatica di Urbino. Non avendone ancora trovato il testo integrale sulla rete, nonostante il sito della provincia di Ascoli sia ben nutrito di documenti, ne riporto un resoconto giornalistico. 

Il presidente della Provincia  di Ascoli Piceno Massimo Rossi è scontento della politica  culturale della Regione Marche, e critica l’impronta  spettacolare e poco partecipata impressa alla Terza conferenza  programmatica della cultura, tenutasi il 1 dicembre a Urbino “Dalla cultura e in particolare dai suoi attori  specializzati – dice Rossi – ci si attende problematizzazione ed  approfondimento, sguardo critico, pratiche esemplari. Colpisce  dunque, e sotto certi aspetti ferisce, che nelle Marche sia  invece proprio il mondo della cultura a essere coinvolto in  un’operazione di banalizzazione e svuotamento di uno dei nodi  più delicati e complessi delle forme rinnovate di democrazia: la partecipazione”.

Che cos’è stata infatti la conferenza di Urbino, si chiede  il presidente della Provincia, “se non uno ‘spettacolo” che si  vuol far passare per incontro di condivisione e coprogettazione?  Nonostante gli sforzi dell’assessore Luigi Minardi per  convincere del contrario, è difficile sostenere che una  successione di pur utili relazioni informative su proposte di  legge e progetti regionali realizzi la partecipazione”.

Sappiamo tutti, osserva Rossi, che la programmazione  partecipata non si fa nei teatri enunciando o facendo illustrare  dal palco ciò che “ci va”, “così come sappiamo che quelle  informazioni, nell’era dell’informatica, sarebbero potute  arrivare ai convocati per vie più semplici e immediate fra  l’altro risparmiando, in tutto o in parte, le svariate decine di  migliaia di euro investite per l’evento, magari destinandole ad  altre effettive necessità”.

Ma quello che veramente ha  allarmato il presidente della Provincia ascolana sono stati i  tavoli di lavoro. “Apparentemente orizzontali e con finalità  di ascolto, in realtà – sostiene – hanno radunato alla rinfusa  soggetti profondamente diversi e artificiosamente tenuti insieme  dal prevalente e spesso unico collante dell’utilità, intesa come aspettativa di finanziamenti. Collante che da solo, senza  ancoraggio ad una prospettiva più alta di idee ed azioni,  frammenta, isola, sfalda reti e sistemi”.

Così, al tavolo per la valorizzazione dei piccoli centri  sono stati invitati a presentare progetti i comuni minori, indistintamente tutti e tutti insieme. “Ma il contesto,  dov’era? Dove, il progetto di sviluppo territoriale e  sovracomunale (che integra sistema economico locale, reti  sociali, patrimonio storico artistico, risorse naturali,  paesaggistiche, umane) fuori dal quale i progetti culturali non  hanno senso e speranza di vero futuro nè per i comuni grandi  nè ancor di più per quelli piccoli”?

Rossi passa poi ad elencare una serie di scelte a suo  giudizio discutibili adottate dalla Regione. E’ stata assegnata  – dice – una quantità rilevante di risorse (oltre sei milioni  di euro, fra fondi Docup e Apq relativi alle politiche  giovanili) “senza procedure chiare e trasparenti, con palese ed  ingiustificata concentrazione di esse su alcuni obiettivi non  condivisi preliminarmente (digitalizzazione e nuove tecnologie  nei musei), su alcuni destinatari e su alcune aree geografiche  (Pesarese, Urbinate e Anconetano) a svantaggio di altre (in  particolare Ascolano e Fermano)”.

“Si stanno poi sfaldando -  rimarca – le connessioni sul territorio realizzate grazie al  coordinamento delle Province e si indebolisce il lavoro che  queste ultime stanno facendo per mettere a punto progetti  integrati di sviluppo locale in coerenza fra l’altro con gli  indirizzi europei”.   Per Rossi, è ora che i responsabili della politica culturale  della Regione Marche “scendano dai palcoscenici e entrino nella  realtà dei territori, realizzando finalmente con le istituzioni  locali (Province e Comuni) attraverso tavoli operativi e  tematici una progettazione veramente partecipata”.

Mille giorni senza contratto per i giornalisti: ecco perché

Certe volte mi chiedo perché i giornalisti sono da quasi tre anni senza contratto. Certe volte le risposte arrivano da sole: per esempio qui. Lo so che dovrei dire “io lo avevo detto” o che dovrei essere contento di quello che sta accadendo al Sigim avendolo puntualmente anticipato (membri del cdr testimoni). Purtroppo non ci riesco. Anzi provo una grandissima tristezza. Con che faccia verranno a chiedere di fare sciopero la prossima volta, chiunque delle due liste possa prevalere? Posso senza dubbio dire in anticipo che non mi vergognerò a dire di “no”, qualunque sia l’esito del congresso della Fnsi. E questo è il vero dispiacere.