Un collega siciliano, autore di un interessante blog, in un commento, prende le distanze in maniera molto civile, da una mia affermazione sulla sensazione di inutilità profonda di queste elezioni. E’ stato uno dei tre-quattro interventi contro la mia decisione di non andare a votare. Un altro è di mia mamma, un altro ancora di una collega, oggi invece dalle pagine di Repubblica è Michele Serra a dirmi quanto sono stronzo.
E, allora, ecco questo outing. E’ certo che avrei votato – ma attenzione, colpo di scena, ho tempo fino alle 15 di domani – Partito democratico. La profondissima delusione che provo, però, non nasce dalla rissosità del Governo Prodi; deriva, bensì, dal modo in cui questo partito è venuto alla luce, almeno qui nelle Marche. Regole nazionali e nomenclature locali hanno prodotto un mix di una vacuità persino imbarazzante. Ora, votando, avallerei questa classe dirigente. No, grazie, tutti a casa. Compresi quegli stolidi Soloni che hanno versato fiumi di bit per contestare e che ora fanno la fila con il cappello in mano all’uscita dalla Messa.
Di tutti i politici ascoltati in questo mese di campagna elettorale, nazionali e locali, sicuramente quello che mi ha più colpito è Antonio Di Pietro. Credibile, pacato, concreto, anche moderno qua e là. Soprattutto con una visione…”Serve la volontà per risolvere come quelli della sicurezza e della giustizia”, una delle affermazioni che ha fatto al forum del giornale, è al contempo di una banalità totale ma al tempo stesso sconcertante. L’assoluta risibilità delle canditature proposte nelle Marche, però, terrebbe lontano chiunque abbia minimamente a cuore la metà delle proposte di Di Pietro. Peccato.
A causa del conflitto d’interessi (come è noto, mia moglie è una precaria Rai), evito di commentare gli interessamenti e le telefonate della signora Rosy Bindi. Almeno fino a quando non avrò anche il parere della controparte non dirò nulla ma l’impressione che sia comunque la delusione di questa campagna elettorale è davvero forte. Ma anche questo mi apre gli occhi: Bindi, stracitata dal magico duo Gomez-Travaglio, come la pura, è invece solo la Casta. Ma non nel senso che intende lei.
Sempre per stare al Pd, Giorgio Tonini è una bella figura e la sua presenza nelle Marche non può che fare bene alla classe dirigente del Pd che sicuramente non può ostentare curriculum ed idee del “catapultato”. Tutto ciò rafforza l’idea iniziale: davvero nelle Marche non è stato possibile evidenziare personalità, nel sociale e nell’economia, rappresentative? Non è un problema di legge elettorale ma di selezione della classe dirigente. Che nel Pd è clamorosamente saltata.
Sui contenuti, parlo solo del locale. La consueta descrizione di maniera di problemi e prospettive in una genericità devastante. S’è parlato poco e male d’innovazione e quando Gentiloni lo ha fatto ha persino sbagliato i vincitori delle frequenze wimax nelle Marche. Mah,…
C’è anche una pars costruens. Nei giorni scorsi, ho letto, in una mailing list, un lungo testo di Francesco N. – non metto il nome completo perché non gli ho chiesto alcuna autorizzazione alla pubblicazione cosa che non è molto elegante ma spero che comprenda – che secondo me sarebbe dovuto essere il punto di partenza di qualsiasi riflessione. M’ero ripromesso di rilanciarlo ma non ho avuto tempo. Lo faccio ora, nella convinzione che da qui a un anno saremo di nuovo in campagna elettorale e che da qui si possa e si debba ripartire.
La sinistra che vorrei e voterei. “[una sinistra]… che pur non disconoscendo la centralità del conflitto fra capitale e lavoro (dipendente) che ha caratterizzato il secolo scorso, è cosciente del sorgere di forme di organizzazione del lavoro e di nuovi soggetti sociali (in posizione di debolezza ancora maggiore). Che il meccanismo di accumulazione del capitale si trasferisce dalla produzione di merci materiali a merci immateriali, e che la riduzione dell’informazione e della conoscenza a merce, ha come conseguenza la creazione di una scarsità artificiale di un bene che altrimenti sarebbe per sua natura illimitato e fruibile da tutti. Una sinistra che operi sul mezzo di produzione del XXI secolo, e su questa contraddizione. Che dica chiaramente che questo processo crea ulteriori disparità e concentrazioni (latifondisti della conoscenza e dell’informazione) e forme di sfruttamento. Oltre che di controllo. E quindi combatta i diritti di proprietà intellettuale. Che abbia una strategia di protezione delle forme di organizzazione del lavoro dinamiche e flessibili oggi per lo più sinonimo di sfruttamento e precariato”.